Page 219 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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"terza via". Sin dal 1940 il filosofo  Guido Calogero aveva stilato il "ma-
            nifesto" del movimento liberalsocialista, avviato nel  193 7 con il pedago-
            gista  Aldo  Capitini,  a  sua  volta  allontanato  dall'insegnamento  per  aver
            rifiutato l'iscrizione di prammatica al Partito nazionale fascista. Con Car-
            lo Ludovico Raggianti, Enzo Enriques Agnoletti, Tristano Codignola e Raf-
            faello Ramat, nel febbraio  1942 Calogero e Capitini vennero tratti in arresto
            e condannati a confino di polizia, ove furono successivamente raggiunti,
            nel giugno 1943, da un nuovo ordine di carcerazione, con il filosofo libe-
            rale Guido de Ruggiero.  Movimento di educazione politica, ancor prima
            che organizzazione protesa all'azione, illiberalsocialismo fu una delle molte
            componenti  di  un'area (crociani  ispirati  da  La storia  come pensiero  e come
            azione; !iberisti diffidenti nei riguardi delle incrostazioni di privilegi con-
            nessi allo Stato corporativo, antichi radicali e demolaburisti; salveminiani
            e giellisti ... ) che nel corso del  1942 dette vita al Partito d'Azione< 24 l.  Tra
            le ragioni fondamentali del passaggio da "movimento" a partito v'era l'ur-
            genza di dar corpo in Italia a una organizzazione che non abbandonasse
            il monopolio dell'antifascismo agli stalinisti (e ai socialisti loro subordina-
            ti) e, al tempo stesso, segnasse una netta cesura nei confronti delle ipotesi
            di  ''restaurazione moderata''.

                 In larga  misura eredi  della  lezione  di  Giovanni Amendola,  liberale
            !iberista e lealista monarchico, pur considerando consegnato al passato qual-
            siasi devozione alla Corona, i militanti del Partito d'Azione escludevano
            di lasciare che vent'anni di lotta per le libertà giovassero a un nuovo tota-
            litarismo. Coagulo di filoni molto diversificati e ciascuno orgoglioso della
            propria identità -  parte attivi in Italia, parte disseminati nella diaspora
            -gli aderenti all'azionismo trovarono temporanea soluzione ai conflitti
            sulla  dottrina con l'assunzione di un progetto  concreto,  lasciando molta
            libertà ai singoli e ai diversi nuclei di interpretare e adattare alle proprie
            convinzioni i propositi infine condensati nei "sette punti"  ratificati con la
            costituzione del partito nel luglio  1942 (Z5l.  Codesti  "sette punti"  preve-
            devano la sostituzione della monarchia con un "regime repubblicano,  nel quale


            (24)  Per una sintetica ricostruzione dell'azionismo  (completa di bibliografia) v.  G.  Be-
                lardelli et Alii.  "La vicenda azionista" in Il Mulino,  1993, n.  2 e la nostra introdu-
                zione  ad Augusto  Monti,  Realtà  del partito  d'azione,  Cuneo,  Araba  Fenice,  1993.
            (25)  Li  si  veda in  "Le basi  programmatiche del partito d'Azione",  Quaderni  dell'Italia
                Libera, n. 43, s.I., s.d. Sulla genesi di tali 'punti' v.  C.  L.  Ragghianti, "La formazio-
                ne del Partito d'Azione. Lettera a Leo Valiani", in AA.VV.,  Il Partito d'Azione dalle
                origini all'inizio della resistenza armata, pref. di Giuseppe Galasso, premessa di L. Mer-
                curi  e  G.  Tartaglia,  Roma,  Archivio  Trimestrale,  1985,  p.  1-22.


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