Page 223 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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per evitare che i rovesci militari si  tramutassero anche in rivoluzione so-
            ciale e nella  bolscevizzazione del Paese.  La  realizzabilità delle loro attese
            rimaneva però una variabile dipendente dagli accordi che intanto si veni-
            vano  sempre  più annodando  tra  Washington,  Londra e  Mosca  con  l'o-
            biettivo di giungere alla vittoria militare. La sostanziale minorità politica
            della  "terza via" venne suggellata dalla Conferenza di Casablanca del  14
            gennaio 1943, ove Roosevelt e Churchill decisero d'imporre la resa incon-
            dizionata alle potenze avversarie che avessero chiesto di uscire dal conflit-
            to. A quel punto l'unica forza antifascista in grado di dare garanzie al paese
            rimaneva quella che si  fosse  presentata insieme con le  armate vittoriose:
            precisamente i comunisti,  politicamente identificati con l'Armata Rossa
            di Stalin, vittoriosa sui germanici di Von Paulus il  31 gennaio  1943, co-
            me già sull' ARMIR, solo in minima parte sfuggita all'accerchiamento po-
            chi giorni  prima,  con la  battaglia  di  Nikolaewka.


            Ripristino della centralità della Corona e ipotesi del superamento del
            dualismo fascismo-antifascismo

                 li principio della resa incondizionata di fatto mise fuori causa l'anti-
            fascismo democratico, giacché quale unico interlocutore per possibili pre-
            liminari di  armistizio  non  poteva  certo  profilare  quanti  si  prefiggevano
            l'abbattimento dello Stato esistente, e implicitamente restituì un ruolo cen-
            trale proprio alle istituzioni e in specie alla Corona: solo termine di riferi-
            mento per un confronto che vedesse uscir di scena il Governo Mussolini
            -  considerato unico responsabile della guerra -  e tornare in campo il
            Sovrano, politicamente non responsabile, secondo lo Statuto, e quindi ga-
            rante della  continuità dello  Stato.
                 Si può convenire che siffatta stilizzazione del "caso italiano" nel quadro
            della guerra prescindeva in misura macroscopica da "sentimenti" e attese
            di moltitudini di cittadini. D'altra parte la guerra- con le sue ovvie con-
            seguenze: la vittoria degli uni, la sconfitta degli altri; la richiesta di armi-
            stizio, i preliminari di pace ... -  non era novità per nessuno dei contendenti,
            che si trovavano alle prese con i problemi di ordine politico ed economico
            mondiale non risolti dal primo conflitto mondiale. Era quindi inevitabile
            che proprio l'accentuata  pressione bellica  -  i  bombardamenti  aerei  su
            Genova e Milano,  del 6-7  novembre  1942; quelli  su Torino del  18 e su
            Napoli del 4 dicembre e dell' 11 gennaio 1943 -  proprio perché preme-
            va sul "ventre molle" del blocco nazifascista, secondo l'ottica di Churchill,


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