Page 224 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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costituiva una sollecitazione affinché assumessero l'iniziativa politica le forze
secondo le quali si poteva anche perdere la guerra ma occorreva salvare
lo Stato e quindi coprire le sue istituzioni supreme, a cominciare dalla
Corona, insidiate dagli antichi nemici del Risorgimento (la Chiesa di Ro-
ma, anzitutto), da quanti si proponevano di attuare la rivoluzione manca-
ta un ventennio prima e quanti, infine, ne sognavano una conflagrazione
e spartizione, riesumando le divisioni preunitarie, magari sotto la tutela
o protettorato dei vincitori, così rispondendo, del resto, a piani da tempo
messi a punto dal.nemico < 2 B>.
Resa incondizionata e mancato avvento del partito "nazionale"
Il ripristino della centralità della Corona, mentre comportava la fine
dell'illusoria "diarchia" che il fascismo aveva creduto di vedere istituzio-
nalizzata con la legge sui poteri del gran Consiglio del Fascismo e con l'i-
stituzione del primo Maresciallato dell'impero, avrebbe avuto efficacia solo
considerando chiuso l'intero capitolo del fascismo e quindi anche l'antifa-
scismo, ormai politicamente superato dal corso degli eventi. Ma tale non
era l'intenzione di chi, come Carlo Sforza per esempio, da anni attendeva
la sconfitta dell'Italia proprio per celebrare un clamoroso processo storico-
politico (oltreché giudiziario) a istituzioni e uomini considerati responsa-
bili in solido dell'intero ventennio e del suo drammatico epilogo.
Tali "politici" già mostravano nei confronti dei problemi della rico-
struzione e della salvaguardia degli interessi generali permanenti degli ita-
liani una sensibilità decisamente inferiore a quella di un albeggiante "partito
nazionale" radicato nei grandi gruppi d'interesse e soprattutto nel Senato
del Regno, al cui interno, pur con cautele, prudenze e riserbo si mossero
i primi passi concreti per uscire dal conflitto senza precipitare l'Italia nel
baratro di un "regolamento dei conti" che avrebbe assunto il sanguigno
aspetto di guerra civile, a tutto vantaggio di Potenze straniere ansiose di
eliminarla dal novero delle grandi Potenze (o aspiranti tali).
111942 si risolse comunque in un ulteriore accredito di democratici-
tà all'estrema sinistra, al totalitarismo stalinistico in specie ai partiti che
ne dipendevano, e quindi in uno spostamento globale a sinistra dell'anti-
fascismo militante. Se ne sarebbero vedute le conseguenze nell'anno suc-
cessivo.
(28) Spunti per la prima ricostruzione del "partito nazionale" in S. Setta, Profughi di
lusso, Milano, Angeli, 1993. Ma v. altresì il nostro Luigi Burgo, imprenditore europeo,
Cuneo, Cassa di Risparmio di Cuneo, 1933.
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