Page 211 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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lavoro avrebbe esercitato per l'avvento del fatidico "Nuovo Ordine", de-
lineato da C. Botta sin dal 1941 (9).
L'originalità di tale dibattito consisté nel fatto ch'esso chiamava in
causa non tanto i moventi dell'ingresso in guerra, precedentemente e or-
dinariamente accampati dalla propaganda o il suo stesso andamento, quanto
l'assetto postbellico, indispensabile per evitare di ripetere gli errori del
1919-1920 e di seminare pertanto i germi di futuri ulteriori conflitti. Par-
ticolarmente qualificanti in proposito furono il convegno di Pisa (18-23
maggio 1942) per lo studio dei problemi economici dell'Ordine Nuovo
e le riflessioni di Giovanni Demaria su L' "Ordine Nuovo" e il problema indu-
striale italiano nel dopoguerra < 10>. Al centro della discussione, accanto all'an-
noso tema del corporativismo, emergeva la riflessione sul modello di
industrializzazione da conferire ad un paese ancora preminentemente agri-
colo e che tale sarebbe rimasto sino a quando non fossero mutati radical-
mente l'accesso alle materie prime e l'assetto del mercato internazionale.
I temi assunti nel dibattito sul "Nuovo Ordine" non avevano dunque nul-
la di peregrino né potevano (o potrebbero) essere liquidati come retorica
di regime. Essi concorrevano anzi a sottolineare le distanze tra gli obietti-
vi propri dell'Italia e quelli dei suoi alleati, a cominciare dalla Germania:
riproponevano quindi l'originalità del fascismo rispetto al nazionalsocia-
lismo, e riaffermavano con forza proprio l'obiettivo per la cui realizzazio-
ne Mussolini aveva voluto l'intervento: fare dell'Italia veramente una grande
potenza (l l).
Al di là di riserve di varia natura, su quel terreno il regime poteva
prospettarsi quale effettivo "partito nazionale" e attrarre a sé ceti e forze
(compresi grandi industriali e alta finanza) rimasti in posizione di pru-
dente attesa, malgrado le talora chiassose ed enfatiche attestazioni di lealtà
(9) C. Botta, Contributi dell'Italia fascista al "Nuovo Ordine", Roma, Studi di Civiltà fasci·
sta, 1941.
(10) G. Demaria "'L'ordine nuovo' e il problema industriale nel dopoguerra" (Relazio·
ne e replica al Convegno sui problemi economici dell'"Ordine nuovo", Pisa 18-23
maggio 1942) in id., Problemi economici e sociali del dopoguerra, 1945-1950, Milano,
Malfasi, 1951, p. 473·502. Per una corposa sintesi dei problemi politico-economici
del periodo in discorso v. Francesco Perfetti-Gaetano Rasi et Alii, Annali dell'Econo-
mia italiana, 1939-1945, Milano-Roma, Istituto IPSOA, 1983, con speciale riferi-
mento alle p. 46-54 e 94 e sg.
(11) V. al riguardo le considerazioni svolte in A. A. Mola, "Le grandi svolte dell'antifa-
scismo" in L'Italia in guerra: i/2° anno (1941), a cura di R.H. Rainero e A. Biagini,
presentazione di R. Sicurezza, Roma, 1992, p. 185 e sg.
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