Page 210 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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i suoi effetti, enfatizzati, anzi, nel clima di esaltazione eroica che le crona-
                che della guerra e in particolare il sempre più lungo "martirologio" instil-
                lavano  nel Paese.
                     Sarebbe però errato liquidare tutte le pubblicazioni del ventennale
                quale mero tributo d'occasione, rito di circostanza, frettolosamente assol-
                to con l'intento di sgravarsi di un compito assunto nel tempo ma ormai
                considerato  più con  fastidio  che  con  convinzione.  I  due anni di guerra
                impressero infatti alla riflessione sul fascismo una valenza diversa rispetto
                ai moduli prevalenti nel decennale e perdurati sino all'impresa d'Etiopia
                e alla  proclamazione dell'Impero.
                     I motivi ispiratori, innovatori furono principalmente tre. Anzitutto
                il recupero della prospettiva "internazionale" del fascismo,  su cui aveva
                insistito Asvero Gravelli da Verso l'internazionale fascista,  del1932, a Panfa-
                scismo  del  1935, edito  dall'emblematica  Nuova  Europa.  Di tale  orienta-
                mento si  fece  interprete anche il già ricordato Ezio  Maria Gray in Dopo
                vent'anni:  il fascismo  e l'Europa m.

                     In secondo luogo  -  e in stretta connessione con  i nuovi  orizzonti
                epocali assegnati all'avvento del fascismo, anche a tal riguardo in alterna-
                tiva  al  nazionalsocialismo  -  si  registrò  un vivace  dibattito sull' "Ordine
                Nuovo": formula sulla quale si può dire iniziasse una sorta di tiro alla fune
                tra Roma e Berlino, giacché agli ideologi del regime non sfuggiva che all'I-
                talia toccava riguadagnarsi uno spazio nell'Europa postbellica, anche (se
                non ancor più) nel da essi auspicato successo dell'Asse. Al riguardo il di-
                battito abbandonò presto il terreno della retorica celebrativa, presente nelle
                opere di Renato Colautti, Tito De Stefano e altri < 8 > e si trasferì e attestò
                su quello della geopolitica, con speciale attenzione sull' individuazione delle
                risorse  economiche  a  livello  euromediterraneo  e  planetario  e  sulla  loro
                destinazione,  in funzione  dello  sviluppo globale,  nonché sul ruolo  che il



                (7)  E.  M. Gray, Dopo vent'anni:  Il fascismo  e l'Europa, Roma, s.  ed., s.d., ma con ogni evi·
                   denza  1942. V.  altresì l'acuto saggio di Virginio  Gayda,  Profili della  Nuova  Europa.
                   L'economia  di  domani,  Roma,  Il  Giornale d'Italia,  1941.
                (8)  R. Colautti, Impulsi spirituali della nuova Europa,  Saggi e conferenze per la sezione di Vene-
                   zia dell'Istituto  Nazionale  di  Cultura  Fascista,  Trieste, Troni,  1941; Tito De Stefano,
                   Verso l'ordine nuovo,  Palermo, Priulla, 1942; Mario Gianrurco, "Lineamenti della nuova
                   Europa", Milano,  Studi e ricerche per l'ordine nuovo,  n.  l,  1941; id.,  Il volto corporativo
                   della nuova Europa,  Milano,  Bocca,  1943; V.  Lay,  L'asse de/lavoro,  Roma, Tipografia
                   dell'Unione  Editrice Sindacale  Italiana,  1942.


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