Page 394 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 394

vagnari a  sollevarlo  per primo nel corso  delle  conversazioni.  A farlo  fu,
                 invece,  il  Comandante in  Capo della  Kriegsmarine,  il  grande ammiraglio
                 Erich Raeder, interessato a ottenere un apporto dei s~mmergibili italiani
                 nella guerra al traffico in quelle aree in cui non avrebbero operato gli U-
                 Boote.  L'assenso di  Cavagnari ribadisce la secondaria importanza che tali
                 missioni rivestivano all'epoca per la Marina italiana: della sua numerosa
                 flotta subacquea non più di 12 sommergibili dei più grandi avrebbero po-
                 tuto esservi inviati, in quanto di altri 8 era prevista la dislocazione in Africa
                 Orientale e, comunque, in caso di conflitto con le Potenze occidentali, sa-
                 rebbe stata la  flotta  italiana a subìre l'urto maggiore in Mediterraneo (3)_
                      L'intesa di massima raggiunta in quella sede sulla guerra sottomari-
                 na in Atlantico,  rispecchiava,  peraltro,  i secondi fini  e le  riserve mentali
                 con i quali entrambe le parti si accostarono ai colloqui. Il tacito, ma con-
                 vergente intendimento di Cavagnari e Raeder di condurre guerre separate
                 in teatri  separati,  sulla  base  del  principio della  diversione strategica  (in
                 virtù della  quale ciascuna Marina contava di avvantaggiarsi  dell'attività
                 dell'altra grazie alla reciproca distrazione di aliquote delle forze navali ne-
                 miche), di prevenire ogni possibile inframettenza della Marina alleata nei
                 propri piani e di evitare l'imbarazzante costituzione di un comando unifi-
                 cato < 4 l  si  ripercosse anche sulla guerra atlantica. Raeder propose e Cava-
                 gnari accettò che i sommergibili italiani operassero separatamente da quelli
                 tedeschi in un'area dell'Atlantico a sud del parallelo di Lisbona e, qualora



                 (segue  nota)
                    e che in questo fosse stata ingannata dalla reticenza di Raeder (cfr. M. Toscano, "Le
                    conversazioni  militari itala-tedesche alla  vigilia della  seconda guerra mondiale'',  in
                    Rivista Storica  Italiana,  1952/3, p.  336-382, qui p.  380; L. Ceva, "Altre notizie sulle
                    conversazioni militari itala-tedesche alla vigilia della seconda guerra mondiale (aprile-
                    giugno 1939)", in Il Risorgimento,  1978/3, p.  151-182, qui p.  160 e 169). L'opposta
                    ipotesi  non solo  non appare esclusa dai verbali  delle  conversazioni,  ma è espressa-
                    mente contemplata in uno dei documenti preparatori del convegno. V. Archivio Cen-
                    trale di Stato, fondo Ministero della Marina,  Gabinetto (1934-1945), b.  178, f.  Promemoria
                    tedeschi.
                 (3)  V.  "Verbale della  riunione del  20 giugno  1939", D.D.I., s.8 a,  vol.  XIII,  app.  IV,
                    p. 433-438, qui p. 435 e 436. Già in questa circostanza Cavagnari espresse l'oppor-
                    tunità di disporre di una base atlantica (all'epoca pensava ad una spagnola), perché
                    i  sommergibili  italiani  potessero  offrire  il massimo  rendimento.
                 (4)  Cfr.  A.  de Toro,  "La  costituzione  di  Betasom  nelle  relazioni  navali  itala-tedesche
                    1939-1940", in Bollettino d'Archivio  dell'Ufficio Storico della Marina Militare (d'ora
                    in  poi  U.S.M.M.),  settembre  1991,  p.  163-195,  qui  p.  163  sg.


                 392
   389   390   391   392   393   394   395   396   397   398   399