Page 395 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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l'attività degli  U-Boote  si  fosse  spinta fino  all'Oceano  Indiano  si  sarebbe
           dovuto  anche  in  quell'area  definire  le  rispettive zone  d'operazioni < 5 l.
                Lo  scoppio  della guerra,  nel  settembre  1939,  e l~ non  belligeranza
           italiana congelarono la cooperazione tra le  due Marine, anche nel settore
           tecnico che a Friedrichshafen ebbe a dimostrarsi il più promettente e su-
           scettibile di una buona intimità di rapporti fra di esse. Fu proprio lo Sta-
           to  Maggiore  della  Regia  Marina ad adoperarsi affinché gli  stessi  legami
           fra le Potenze dell'Asse avessero ad allentarsi, respingendo ogni tentativo
           di approccio tedesco  e,  soprattutto, ostacolando ogni  progetto della  Tir-
           pitz  Ufer  di  estendere  al  Mediterraneo le  operazioni  subacquee < 6 l.
                L'entrata in guerra dell'Italia  rovesciò  un tale atteggiamento.  Cava-
           gnari era  intenzionato  a  riannodare i  fili  spezzati  dopo Friedrichshafen
           e, più in generale, Mussolini intendeva prendere parte alle operazioni contro
           la Gran Bretagna per guadagnare sul campo quella pace vittoriosa che con
           la  Francia  era sfuggita  per  il  suo  inopinato  rapido  crollo m.

                Sul terreno militare l'uscita di scena della Francia e il  dirottamento
           di tutto il traffico britannico dal Mediterraneo alla rotta del Capo toglie-
           vano alla  numerosa flotta  subacquea italiana importanti occasioni d'im-
           piego. L'occupazione tedesca della Francia offriva, poi, la disponibilità di
           una base atlantica,  che per Cavagnari -  come già sostenne nei colloqui
           del giugno 1939- rappresentava l'indispensabile presupposto per il mas-



           (5)  V.  "Verbale della  riunione del  20 giugno  19 39", cit.;  "Niederschrift ii ber  di e Be-
              sprechungen in Friedrichshafen", Akten zur Deutschen Auswiirtigen  Politik (di se-
              guito A.D.A.P.), s.d., vol.  6, app. l, d.  XII, p.  943-946. Rispetto al verbale italiano
              nel verbale tedesco il criterio esposto da Raeder sulla suddivisione dei settori opera-
              tivi negli oceani Arlantico e Indiano è evidenziato con maggior precisione, concetto
               questo ribadito anche nella relazione che il contrammiraglio Orto Schniewind, Capo
               di Stato Maggiore della S.k.l., predispose per il Comando Superiore della Wehrmacht
               (Oberkommando der Wehrmacht, di seguito O.K.W.), per cui, qualora sommergi-
              bili italiani fossero  stati impiegati in Atlantico, si  sarebbe proceduto a una separa-
              zione dei teatri operativi. "Deutsch-italienische Marinebesprechungen", 24.06.1939,
              A.D.A.P.,  s.d.,  vol.  6,  app.  l,  d.  XIV,  p.  948-949,  qui  p.  948.
           (6)  Cfr.  de Toro, cit.,  p.  169 sg.
           (7)  Cfr. R.  De Felice, "Mussolini l'alleato", in vol. 1:  L'Italia in guerra, t.  1:  Dalla guerra
               "breve" alla "guerra" lunga,  Einaudi, Torino, 1991, p. 287. Diversamente che da un
              concorso dell'Esercito,  Hitler non era contrario a  un apporto navale e aeronautico
              italiano nella prosecuzione della lotta contro la Gran Bretagna, come dichiarò a Musso-
              lini nella lettera del 13 luglio  1940, sulla base della considerazione che in questi set-
              tori sarebbe stato più facile  raggiungere la necessaria cooperazione con la Marina e
              l'Aeronautica tedesche. Lett. di Hitler a Mussolini,  13.07.1940, A.D.A.P., p.  172-174.


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