Page 398 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Parona d'inserire i sommergibili italiani nelle operazioni subacquee tede-
                sche  contro  le  linee  di  comunicazioni  nemiche  a  Ovest  delle  Isole  bri-
                tanniche < 16>.


                La prima fase  della collaborazione itala-tedesca e  il suo fallimento
                     Sulle reali potenzialità dell'arma subacquea italiana la S.k.l.  comin-
                ciò a  nutrire dubbi dopo le  prime settimane di guerra, dal raffronto del-
                l' esiguità dei  successi  nel  Mediterraneo  con l'elevato  numero dei battelli
                impiegati e all'entità delle perdite subìte. La  attribuì, in prevalenza, a in-
                sufficiente addestramento dei comandanti e degli equipaggi e alle eccessi-
                ve  limitazioni  poste  dai  criteri  d'impiego <m.  Quando  tra  la  fine  di
                settembre e gli inizi d'ottobre gli ufficiali tedeschi ebbero i primi contatti
                diretti  con  Parona e  i  sommergibilisti  italiani  a  Bordeaux e alla  Scuola
                Sommergibili a Gotenhafen, la S.k.l. si rafforzò nella convinzione della sua
                insufficiente preparazione tecnica e tattica, della poca esperienza degli equi-
                paggi e delle deficienze costruttive dei battelli, ma ricavò anche una favo-
                revole  impressione  sul  loro  spirito,  sulla  loro  intraprendenza  e  sulla
                disposizione ad apprendere e cooperare. Giunse, ottimisticamente, alla con-
                clusione  che sarebbe stato sufficiente  che  i  battelli  italiani  fossero  posti
                alle  dipendenze operative del B.d.U. e si adeguassero alle norme tattiche
                germaniche,  perché il  loro  rendimento  salisse  a  livelli  soddisfacenti os>.
                Questa convinzione fu  trasmessa  da Raeder  a  Hitler,  il  quale,  ancora il
                20 novembre 1940, mentre sollecitava Mussolini a ritirare "le Forze Arma-
                te italiane dislocate per noi in Occidente'', escluse espressamente i sommergibili,
                per  essere  la  loro  efficacia  in  continuo  aumento 09>.
                     Della loro insufficiente preparazione era, altresì,  consapevole Cava-
                gnari. Temeva specialmente i contraccolpi di ordine morale e psicologico,
                 nel momento in cui i successi dei sommergibilisti italiani non fossero stati


                (16)  "Memorandum  iiber  die  Verwendung  der  italienischen  U-Boote  im  Atlantik",
                     17.10.1940, A.U.S.M.M., fondo Betasom,  b. B, f.  3:  Trasferimento sommergibili a Bor-
                     deaux.  Più in generale, per quanto riguarda gli iniziali accordi operativi v. de Toro,
                     cit.,  p.  180  sg.
                 (17)  K.T.B.  l. S.k.l., A, vol.  11, 05.07.1940, p.  55-57. Inizialmente, la S.k.l. diede cre-
                     dito alla giustificazione italiana della trasparenza delle acque del Mediterraneo che
                     avrebbero reso avvistabile un sommergibile da un aereo fino a 40 m di profondità.
                     Cfr.  K.T.B.  l. S.k.l.,  A,  vol.  11,  29.07.1940,  p.  347.
                 (18)  K.T.B.  l. S.k.l.,  A,  vol.  14,  09.10.1940,  p.  105.
                 (19)  V.  rapporto di Raeder a Hitler, 14.10.1940, L.V., p.  146; lett. di Hitler a Mussoli-
                     ni,  20.11.1940,  D.D.I.,  s.  9a, vol.  VI,  p.  145-149,  qui  p.  148.


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