Page 402 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
P. 402
il B.d.U. affacciava l'esigenza di intensificare le operazioni subacquee in Me-
diterraneo, come richiedeva la situazione militare di quello scacchiere (32).
Nella primavera 1941 i favorevoli sviluppi della guerra nel Mediter-
raneo, con il felice esito della Campagna dei Balcani e della controffensiva
dell'Asse in Cirenaica, introducevano nuovi fattori di valutazione anche
sull'impiego dei sommergibili italiani.
A metà marzo, il Capo dello Stato Maggiore di Collegamento presso
Supermarina, il contrammiraglio Eberhard Weichold, sollecitava la S.k.l.
a premere sulla Marina alleata, affinché questa abbandonasse la condotta
difensiva fino allora seguìta dall'arma subacquea e si decidesse per un suo
massiccio impiego offensivo m>. Da aprile cominciarono a giungere a Ber-
lino dallo stesso Weichold e dal neocostituito Admiral Siidost richieste
d'invio di alcuni U-Boote in quel teatro <3 4>. Anche il Fiihrer sembrava ma-
turasse un proposito del genere (35>. Ma l'Alto Comando Navale germa-
nico, che pure in quel momento si orientava nuovamente verso la strategia
mediterranea e scorgeva appieno l'importanza d'intensificarvi la guerra
subacquea, era di opposto avviso: reputava che i vantaggi che ne sarebbe-
ro derivati non avrebbero compensato gli svantaggi di un allentamento
della battaglia in Adantico <36>. Temeva specialmente che Hider fosse con-
quistato da una tale idea e che finisse per imporgliela. Il progetto di rim-
patriare i sommergibili italiani non rispose soltanto al calcolo strategico
di proseguire l'offensiva nel Mediterraneo orientale, così come sarà di lì
(32) Cfr. K.T.B. l. S.k.l., A, vol. 20, 12.04.1941, p. 168; Ibid., vol. 21, 26.05.1941,
p. 398.
(33) K.T.B. l. S.k.l., A, vol. 19, 12.03.1941, p. 169.
(34) Cfr. Ibid., 17.04.1941, p. 242.
(35) Ibid., 15.04.1941, p. 207.
(36) Le ragioni per le quali la S.k.l. era contraria ad inviare U-Boote in Mediterraneo
erano di ordine strategico-operativo e logistico-organizzativo. Quanto alle prime
essa reputava che la guerra al traffico in Atlantico costituisse il compito fondamen-
tale della subacquea, dalla quale non doveva essere distolto alcun mezzo, specie in
quel momento, in cui soltanto 30 erano i sommergibili impiegabili, dei quali solo
un terzo presente in zona d'operazioni. Stimando in 10 il numero minimo di battelli
per influire sulle operazioni nel Mediterraneo orientale, erano evidenti per la S.k.l.
le negative ripercussioni sulla guerra in Atlantico. Restava, inoltre, del parere che
le condizioni d'impiego fossero poco propizie a causa della trasparenza delle acque
e per i prolungati periodi d'immersione. Quanto alle seconde pensava che solo battelli
di piccole dimensioni potessero essere proficuamente utilizzati, ma con tempi di
trasferimenti piuttosto lunghi. Infine, i tempi per l'approntamento logistico delle
basi le apparivano piuttosto lunghi e avrebbero, comunque, richiesto un depoten-
ziamento, in uomini e materiali, delle basi in Patria o in Atlantico. Ibid., p. 242-244.
400

