Page 399 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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corrispondenti a quelli dei colleghi germanici. Ed è sintomatico che nelle
            direttive Parona si  preoccupò, innanzi tutto,  della  difesa  del  prestigio  e
            degli interessi della Marina italiana e di evitare mortificazioni ai coman-
            danti e al personale  nel valutarne l'operato < 20>.  Analoghe cure ebbe ini-
            zialmente  Donitz,  che,  specularmente,  provvide  a  impartire  istruzioni
            affinché venissero usati tatto e misura nelle relazioni con i camerati italia·
            ni (21)_  In definitiva,  si  instaurò  da  subito  a  Bordeaux una  buona sinto-
            nia di spirito e di propositi che non soffrì incrinature nel tempo, specie
            tra il personale imbarcato. La duplice dipendenza di Betasom- operati-
            va dal B.d.U. e organico-disciplinare da Roma- dette in sé buona pro·
            va: Supermarina si astenne dall'impartire disposizioni di carattere operativo
            e il B.d.U. non interferì nelle questioni di competenza del Comando ita-
            liano.  Il  Capo di  Stato  Maggiore del Gruppo Sommergibili  Atlantici,  il
            comandante di  fregata  Aldo  Cocchia,  percepì esattamente che:
                    "quel che premeva,  al comando tedesco,  era poter impiegare secondo i suoi
                    criteri i nostri ventisette  'battetti atlantici' mentre per tutto il resto  aveva
                    assoluta fiducia netto spirito di cotlaborazione e di cameratismo che in quei
                    tempi legava combattenti italiani e germanici.  Una fiducia -  continua-
                    va -  molto ben  riposta perché a Betasom eravamo tutti convinti che sol-
                    tanto da una cotlaborazione intima e cordiale coi tedeschi potesse scaturire
                    la  vittoria finale:  e la vittoria era  t'unica cosa  che fosse  in cima  a tutte
                    le  nostre  aspirazioni" (22).
                 Le  disillusioni  vennero  dagli  esiti  operativi.

                 Come spesso le accadeva, la S.k.l., alla buona capacità di valutazione
            sul piano tecnico e professionale, univa l'incapacità di trarre coerenti con-
            clusioni sul piano operativo e strategico. Pensare che fosse sufficiente in-
            serire  i  sommergibili  italiani  negli  schemi  operativi  tedeschi,  perché
            potessero eguagliare il rendimento degli  U-Boote,  dopo che aveva ricono-
            sciuto l'insufficiente addestramento e preparazione, specie per la guerra
            al traffico convogliato, fu un errore di apprezzamento spiegabile solamen-
            te dalla speranza di compensare l'esiguità numerica delle unità subacquee
            germaniche  nel  tipo  di guerra  che esse  conducevano  in Atlantico.



            (20)  "Direttive"  di  Cavagnari  a  Parona,  18.10.1940, A.U.S.M.M.,  fondo  Betasom,  b.
                B,  f.  5:  Impiego  dei  sommergibili tedeschi  in Atlantico.
            (21)  Cfr.  K.  Donitz,  Dieci  anni e venti giorni,  Garzanti,  Milano,  1960, p.  131.
            (22)  Cfr.  A.  Cocchia,  Sommergibili all'attacco,  Rizzoli,  Milano,  1955, p.  26. Il  capitano
                di fregato Aldo Cocchia era a quel tempo Capo di Stato Maggiore del Gruppo Som-
                mergibili  Atlantici.


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