Page 400 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Agli inizi di novembre, dopo circa un mese di deludenti esperienze,
               fu,  infatti, evidente a Donitz e,  di riflesso, alla S.k.l.  quanto si dovesse la-
               vorare per integrare i sommergibili alleati  nelle  operazioni tedesche.  Fu
               concordato di procedere all'istruzione dei comandanti italiani sulle tatti-
               che adottate dall'arma subacquea tedesca, mediante partecipazione acro-
               ciere su U-Boote  e a corsi presso la Scuola Sommergibili di Gotenhafen e,
               soprattutto, attraverso la formazione di un'organizzazione di addestramento
               tattico  nelle  acque  meridionali  del  Golfo  di  Guascogna (23).
                    Quest'ultimo punto si rivelò controverso. A giudizio di Donitz, i ri-
               schi  che  avrebbero  corso  i  sommergibili  italiani  nelle  missioni  di  adde-
               stramento in quella zona sarebbero stati minimi e,  in ogni caso, inferiori
               a quelli ai quali si esponevano nelle missioni di guerra con un basso grado
               di preparazione < 24>.  Parona concordò su questa impostazione, ma non Su-
               permarina, alla quale quelle acque apparivano eccessivamente pericolose
               "per l'impossibilità pratica di proteggere  efficacemente le  unità partecipanti,  dagli
               attacchi di sorpresa degli aerei e dei sommergibili britannici" < 2 5>.  Il rifiuto di Ro-
               ma fu  accolto  con disappunto tanto alla  Tirpitz  Ufer,  che avrebbe voluto
               farne argomento di discussione all'imminente Conferenza di Merano < 2 6>,
               quanto da Donitz, per il quale veniva meno uno dei  presupposti perché
               la collaborazione tra sommergibili italiani e germanici potesse sviluppar-
               si (27).  L'avvicendamento al vertice della Regia Marina con l'assunzione del
               Comando da parte dell'ammiraglio di  squadra Arturo Riccardi,  sembrò
               portare a un ripensamento della questione nel senso gradito a Berlino < 28>.
               Ma proprio in quei giorni i fatti fecero ricredere il B.d.U. e la S.k.l. Sulla
               scorta delle segnalazioni del Gruppo Ovest, questa era già consapevole della
               debolezza della difesa costiera delle coste francesi dell'Atlantico e dei peri-
               coli dell'offesa nemica. L'affondamento del sm.  Tarantini,  il  15  dicembre
                1940, alla foce della Gironda, attribuito ad una mina, valse ad aprirle gli
               occhi. Si  ricredette sull'opportunità di attuare in quella zona il program-
               ma di addestramento tattico, e convenne di  realizzarlo nel Baltico, come



               (23)  K.T.B.  l. S.k.l.,  A,  vol.  15,  10.11.1940,  p.  127-128.
               (24)  Ibid.,  30.11.1940,  p.  403-404.
               (25)  "I sommergibili  negli  oceani" in La Marina Italiana nella Seconda  Guerra Mondiale,
                    vol.  XII,  U.S.M.M.,  Roma,  1966,  p.  139.
               (26)  V.  n.  24.
               (27)  V. Ministry ofDefence (Navy), German Naval History.  The U-Boat War in the Atlantic
                    1939-1945,  H.M.S.O.,  Londra,  1989,  vol.  I,  p.  62.
               (28)  K.T.B.  l. S.k.l., A,  vol.  16,  15.12.1940, p.  184. Il  Tarantini fu  in realtà affondato
                    per siluramento  dal sm.  inglese  Thunderbolt.


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