Page 465 - L'Italia in Guerra. Il quinto anno 1944 - L’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi. (1944-1994)
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               tar i dell'Arma di quella Stazione ebbero un conflitto a fuoco  con quattro
               canadesi  responsabili  di  una  rapina  in  danno  di  civili  italiani  (2  morti
               e un ferito canadese). Ugualmente a Sicignano degli Alburni (SA),  i cara-
               binieri arrestarono 2 americani, un inglese e un canadese, disertori e pluri-
               rapinatori. Furono persino organizzati servizi misti aurocarrati di carabi-
               nieri e polizia angloamericana per "debellare le bande di rapinatori indossanti
               le uniformi militari alleati"  (tra i quali,  pregiudicati locali in combutta an-
               che  con  disertori  alleati).
                    Per quanto riguarda la situazione nell'Italia del Nord, ricordiamo som-
               mariamente che, dopo l'Armistizio, nel territorio caduto in mano ai tede-
               schi  i  reparti dell'Arma a tutti i livelli  si  trovarono affidati  all'iniziativa
               dei  comandanti.  Ove fu  possibile  i  singoli  militari  cercarono  di  passare
               le linee, oppure di confluire nelle formazioni partigiane costituendone al-
               cune essi stessi; in generale però, le unità rimasero intatte in ottemperan-
               za al dovere istituzionale, sancito inoltre dalle convenzioni internazionali,
               di tutelare la  sicurezza dei cittadini e l'ordine pubblico.  Questo, tenendo
               anche conto che i tedeschi, pur guardinghi a ragione verso l'Arma (obbe-
               diente allo Stato, impersonato unicamente dal Re e ai governi che da que-
               sto traevano legittimità), ne avevano tuttavia bisogno e non avrebbero (come
               non hanno in effetti) tollerato defezioni, punite con la rappresaglia contro
               le  popolazioni.  I  nazifascisti,  quindi,  il  4  ottobre  1943  nominarono Co-
               mandante Generale Archimede Mischi, contestualmente il 7 deportarono
               alcune migliaia di carabinieri che prestavano servizio a Roma, temendone
               l'organizzazione e le possibili reazioni. Tra novembre 1943 e gennaio 1944,
               il  Comando  Generale  fu  trasferito  a  Brescia.

                    Sempre verso la  fine  di  novembre  1943 gli  organi di  informazione
               annunciarono il proposito del governo fascista di costituire la GuardiaNa-
               zionale Repubblicana (G.N.R.),  quasi contemporaneamente alla diffusio-
               ne del Radiomessaggio di Bari che esortava Carabinieri alla perseveranza.
               La G.N.R. doveva comprendere l'Arma dei Carabinieri, la Polizia dell'A-
               frica Italia (P.A.I.) e la Milizia (M.V.S.N.); in un primo tempo, si credeva
               che i Carabinieri potessero mantenere la  propria, sia pure limitata, auto-
               nomia ma la circolare n.  133 dell'8 dicembre 1943 "Organizzazione della
               Guardia Nazionale Repubblicana", tolse ogni speranza. L'Arma poté man-
               tenere una sua unicità solo a prezzo di resistenze attive e passive (mante-
               nimento dell'uniforme turchina con stellette, disattenzione degli ordini non
               conformi all'etica istituzionale, congedi, malattie, ecc.).  L'istituenda G.N.R.
               fu  posta  al  Comando del generale Ricci  già  Comandante Generale della








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