Page 595 - L'Italia in Guerra. Il quinto anno 1944 - L’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi. (1944-1994)
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               Ciceroni,  essendo  di  ascendenza  italiana.(3)  Né fa  meraviglia  che  nel  bel
               mezzo della  "crisi Matteotti", pochi mesi  dopo,~· l'unico e sfarzoso ricevi-
               mento offerto a Mussolini dalle rappresentanze diplomatiche a Roma, sia
               stato quello dell'ambasciata sovietica.  Il  che può forse  spiegare - meglio
               dei  molti  funambolismi  che sin  qui si  san letti  - per qual ragione  reale
               il  PCI decise di abbandonare l'Aventino,  rientrando disciplinarmente in
               Parlamento, con un "atto rilevante"  del quale Mussolini beneficiò larga-
               mente.<4>  Né si  può dimenticare che tra le  tre dittature non correvano sol-
               tanto affinità "sociali", ma anche e per cosi dire "posizionali" da un punto
               di vista storico. La prima guerra aveve scavato un solco profondo in quel-
               lo che si era chiamato "il concerto europeo": da una parte le Potenze vin-
               citrici, dall'altra quelle che avevano perso, la più disastrata delle quali era
               senza dubbio la Russia. La Germania veniva seconda, ma a grande distan-
               za.  La  terza  era  l'Italia,  con  la  sua  "vittoria mutilata":  sacrifici  enormi,
               un cumulo di  morti,  un'economia asfittica,  una classe dirigente di  basso
               profilo e nessun compenso, se  non di facciata.  Non c'era stata sconfitta,
               ma  neppure vittoria.

                   Su questa base, era inevitabile che nascessero accordi clandestini, po-
               litici, ma anche militari. È a tutti noto che la rinascita delle Forze Armate
               tedesche, fino al  1933, fu  possibile, in barba al Trattato di Versailles, per
               il potente aiuto dell'Armata Rossa, con legami tra generali tanto profondi
               che  neppure il Secondo conflitto riuscì  a  spezzarli  del tutto.  Meno noto,
               ma anche  indubbio, è che  l'ascesa  al  potere di  Hitler  non  sarebbe stata
               pensabile senza l'appoggio del Partito  Comunista tedesco:  prima pietra,
               se poi era la prima, di un cammino che avrebbe portato al23 agosto 1939,
               ed allo scoppio di quella guerra, nella quale tedeschi e russi videro il mez-
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               zo  eccellente  per  ribaltare  il  verdetto  del  1918.< >


               (3)  Vedi Georgio Petracchi, Da San Pietroburgo a Mosca,  Bonacci ed. Roma 1993, pag. 294.
               (4)  Vedi  Paolo Spriano,  Storia  del  Partito  Comunista  Italiano,  Einaudi  1967, Vol.  I,  pag.
                  381  e  sg.
               (5)  Una delle  poche trattazioni dell'argomento si  trova  in Jacques Benoist-Méchin, Hi-
                  stoire de  I'Armée Allemande, Albin Miche!,  Parigi  1938, ed.  "definitiva", 1941. Prima
                  del conflitto, tale collusione era ben nota, ma anche tollerata con indulgenza, dal mo-
                  mento che  vi  era  coinvolta  l'Unione Sovietica. Eppure il  socialdemocratico Phillip
                  Scheidemann, primo Presidente del Consiglio della Repubblica di Weimar, lo aveva
                  denunziato con chiarezza al Reichstag già  il  16 dicembre  1926, dicendo:  "Non è né
                  bello  né onesto  vedere  la  Russia  sovietica  predicare  la  rivoluzione  mondiale,  riarmando  la
                  Reichswehr''.








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