Page 599 - L'Italia in Guerra. Il quinto anno 1944 - L’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi. (1944-1994)
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              non  riguarda i tecnici,  poiché le  considerazioni  di  carattere  militare sovrastano  su
              tutto.  Per ogni misura epurativa, deve essere chiesto il permesso all'AMG".  Di questo
               orientamento così drastico, si era già avuta percezione sin dall'11 febbraio
              di quello stesso anno, quando l'AMG aveva restituito la  Sicilia all'ammi-
               nistrazione italiana,  però con un proclama molto  duro:  "Tutti rimangano
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              al loro  posto,  tranne  coloro  che  saranno  da  noi  allontanati" .< l
                   Un terzo errore- tipicamente italiano- fu di aver dato largo spazio
              al criterio dei "profitti di regime". Non perché fosse sbagliato in astratto,
               ma per il  fatto  di essere abbinato a quello della  "confisca cautelare" che
               presupponeva enormi oneri di custodia ed anche di gestione, in attesa di
              lontanissimi processi,  radicati troppo spesso  su  basi indiziarie:  era assai
               difficile stabilire - infatti - se  un avvocato o un medico,  come un sarto
               o un impresario edile, avessero fatto  carriera e denaro perché bravi e ca-
               paci, oppure perché fascisti.  Durante il Ventennio, eran sorte migliaia di
               imprese nuove,  piccole e grandi,  che  anche  sotto  un altro clima  politico
               sarebbero sorte egualmente,  per opera  degli  stessi  uomini.  In  più,  sulla
               strada dei  "profitti" c'era una posizione di blocco politicamente insupe-
               rabile: quella dei grandi vantaggi che l'industria pesante italiana aveva ri-
               cavato dalla istituzione dell'IRI, nonché delle commesse di guerra, attorno
               alle  quali  si  era  scatenata,  dal  1939,  una  lotta  selvaggia.

                   In questo quadro confuso  e contraddittorio,  sia  sul piano culturale
               che politico e pratico, battendosi Pietro Nenni nelle piazze "per attribuire
               l'epurazione alle Commissioni di fabbrica",  e d'altra parte prescrivendo il R. D .L.
               del gennaio  1944 che l'epurazione stessa dovesse compiersi per ogni Pro-
               vincia  entro  tre mesi  dalla  promulgazione,  per l'intera amministrazione
               statale, parastatale e privata, se di pubblica utilità, non poteva non verifi-
               carsi una spasmodica "ricerca della protezione" da parte di milioni di cit-
               tadini, i quali dovevano fare i conti non tanto coi propri peccati, magari
               lontanissimi, quanto con le lunghissime "quarantene" discendenti dall'im-
               possibilità, per la Giustizia, di mettere a ruolo, in tempi ragionevoli, cen-
               tinaia  di  migliaia  di  processi  o  di  inchieste.
                   I tetti protettivi erano ovviamente di natura politica, e soltanto due:
               la nuova Democrazia Cristiana, ed il Partito Comunista, entrambi di fronte
               al problema di come trasformarsi da élites  di qualche decina di dirigenti,
               in  partiti  con  un  forte  radicamento  sociale.  Parlando  a  Napoli  il  12


               (8)  Per un'analisi molro dettagliata, vedi l'eccellente L'epurazione in  Italia  1943-1948, di
                  Lamberro  Mercuri,  L'Arciere,  1988.








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