Page 166 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                      21 nOvembre 1917
                       [...] Di nuovo nulla. Si comincia a respirare perché pare che l’of-
                       fensiva nemica sia arginata, ma rimane sempre una gran tristezza
                       nell’animo a pensare che la guerra è calata in questa meravigliosa
                       pianura veneta. Pazienza. La mia batteria la vado organizzando in
                       maniera soddisfacentissima: se mi dànno dei pezzi buoni sarà la
                       migliore fra le batterie antiaeree. Ma il servizio antiaereo non mi è
                       mai piaciuto, e ora meno che mai. Ma non ci pensiamo.
                       Sta’ serena e speriamo che presto il nemico sia ributtato per sempre
                       dalla terra italiana. E Dio voglia che mi possa essere consentito
                       ancora una volta di sparare sul nemico in fuga come nei bei giorni
                       della conquista di Gorizia. Che tristezza rievocare quei giorni di
                                                                                   a
                       sole e di vittoria in questo triste novembre. E la mia vecchia 154 ?
                       Mi sento un pochino, come dire, disertore per non essermi trovato
                       con la mia vecchia batteria nel momento tragico. Animo.

                     23 nOvembre 1917
                       Ieri non ho potuto scriverti perché sono andato in giro tutto il gior-
                       no per servizio. Ieri, scorrazzando in camion, capitai a Mestre. Mi
                       si annebbiò l’animo a vedere in queste circostanze la città dove mi
                       preparai alla guerra e dove allenai la mia vecchia batteria. Ho tro-
                       vato qui vicino i miei due vecchi e cari amici Vallini e Fabroni. Per
                       loro dei Draken si può dir finito l’imboscamento, ora che siamo in
                       pianura e son sempre attaccati dagli aereoplani perché i Draken
                       sono diventati gli unici osservatori elevati. Si sono uniti telefonica-
                       mente con la mia batteria e la mia vedetta li avverte dell’appressar-
                       si degli apparecchi nemici.
                       Sul fronte dove mi trovo io è tornata la calma. Speriamo che il ne-
                       mico sia fiaccato da per tutto e che in tanto si prepari una nostra
                       vigorosa spinta per ricacciarlo dall’Italia.
                       Avrai letto l’episodio di quelle batterie che, sorprese dal nemico che
                       aveva forzato momentaneamente il Piave, si difesero coi moschetti e
                       si fecero ammazzare sui pezzi: una di esse, la IV del 51°, era quella
                       che stava con me a Begliano, la prima volta che ci fui. La coman-
                       dava un mio amico, il tenente Ramaccioni. Si trovarono circondati,
                       con una mitragliatrice che li batteva alle spalle. Il tenente fece im-
                       pugnare i moschetti e andò all’assalto. Dopo essersi difesi a lungo,
                       i superstiti, fra cui gli ufficiali, furon fatti prigionieri, e trasportati
                       su di un isolotto del Piave. Gli austriaci non poterono trasportarli
                       sull’altra riva per il fuoco di sbarramento della nostra artiglieria.
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