Page 169 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              167


                        una cappella funeraria, e provai come un ribrezzo, quasi commet-
                        tessi un sacrilegio, e un angoscioso senso lugubre fra le corone e i
                        nastri neri.
                        Scriverò alla povera Albeggiani.

                      [s. d., ma 6 diCembre 1917]
                        Giornata calma oggi, ma piove, governo ladro, e si guazza nel fango
                        come ranocchie. I sentieri sono pantani, se cammini per i coltivati
                        trascini appiccicati alle scarpe dei campi interi, le scarpe si bagna-
                        no, e bisogna andarsi ad asciugare e affumicare vicino al fuoco. E
                        oggi ho fatto questa storia non so quante volte. Un’altra delizia è
                        quella di smarrirsi per via. Qui è un vero labirinto: tutte le strade si
                        assomigliano e ci si smarrisce dieci volte al giorno. Oggi mi sono
                        smarrito sotto la pioggia e mi sono inzuppato. Tu vorresti molte
                        notizie particolareggiate sulla batteria. Della mia vecchia batteria
                        antiaerea non c’è che un piccolo nucleo. I soldati sono di tutte le
                        regioni d’Italia, perché non provengono da un unico deposito, ma
                        da quella veste d’Arlecchino che eran le batterie antiaeree e dai
                        convalescenziari. Ne ho di veneti, lombardi, romagnoli, emiliani,
                        toscani, romani, napoletani, abruzzesi, pugliesi, calabresi, siciliani
                        e sardi (di questi uno). Salvo errore, mancano piemontesi e geno-
                        vesi. Provengono da tutte le specialità: artiglieria da fortézza, da
                        campagna, pesante campale, bombardieri, treno d’artiglieria; e ciò
                        si confà a una batteria ibrida, mezzo da campagna mezzo da fortez-
                                                                              a
                        za. Non sapendo come chiamarla l’hanno battezzata 382  batteria
                        P. Non credere che quel P sia un’ingiuria: vuol dire «da posizione».
                        Che cosa significhi «da posizione», tutta la mia scienza militare non
                        l’ha decifrato, visto e considerato che ogni batteria sta in posizione.
                        Credo però che sia un eufemismo per non dire da ripiego, «olla po-
                        drìda» o «potpourri» o qualcosa di simile. Visto che bisogna scim-
                        miottare la «campagna», oggi sono stato a scegliermi un destriero
                        fra i miei trenta quadrupedi, e il men peggio che ho trovato è stata
                        una cavalla che fin ora ha tirato la carretta. Per compenso, ho com-
                        prato un paio di guanti (peccato, otto lire e cinquanta!) per quando
                        l’inforcherò.
                        In confronto con la «campagna», i miei pezzi sono delle lumache nel
                        tiro, però fanno più botto e non è poco. Già si comincia a chiacchie-
                        rare di un possibile cambiamento di pezzi: si desiderano dei pezzi
                        da 149, ma credo che si tratti di un pio desiderio. Ad ogni modo,
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