Page 173 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza 171
Luigi Gasparotto
Sul Piave il nemico credeva di trovare ancora
una volta aperte le strade d’Italia: ma vi ha
trovato un esercito nuovo, inatteso,
i fanciulli del novantanove
Educato agli ideali democratici e garibaldini dal padre che aveva com-
battuto nel 1866 in Trentino e nel 1867 a Mentana con il Generale Garibaldi,
Luigi Gasparotto, deputato dal 1913, dopo un’iniziale indecisione fu un con-
vinto interventista certo che la vittoria dell’imperialismo germanico avrebbe
imbastardito l’Europa e legittimato di fronte al mondo il diritto della forza.
Così in occasione della dichiarazione di guerra dell’Italia, si arruolò come
soldato semplice e poi, nominato sottotenente di fanteria, fu inviato al fronte
come ufficiale informatore; nel corso del conflitto fu decorato con tre meda-
glie d’argento. Lasciò un’intensa testimonianza della propria esperienza di
combattente nel Diario di un fante, pubblicato nel 1919 dai Fratelli Treves,
buttato giù giorno per giorno, spesso ora per ora, sotto la dettatura degli
eventi…nei miei poveri e logori quaderni non fu trasfuso che un sentimento:
la verità. Dopo Caporetto aderì al Fascio parlamentare di difesa nazionale co-
stituito per combattere nel paese qualsiasi iniziativa per una pace immediata
e separata e per continuare la guerra fino alla vittoria. Insostenibile il dolore
per la visione delle terre occupate dagli austriaci, tra cui Sacile dove era nato:
domani si deve tornare da capo; l’Italia deve ricominciare la sua guerra.
Le pagine del Diario – numerosi i richiami all’epopea risorgimentale - dove
narrava la resistenza sul Piave sono tra le più belle e toccanti, in particolare
quelle dedicate ai soldati del ’99, questi adorabili fanciulli… giunti qui inav-
vertiti, senza discorsi di poeti che gli ricordavano nell’entusiasmo, nell’ardore
con cui andavano all’assalto a ferro freddo, cioè alla baionetta, i volontari
garibaldini celebrati nelle poesie di Ippolito Nievo. Prese parte personalmente
alla liberazione del paese natio, Sacile, poco meno di un anno dopo l’inizio
della resistenza sul Piave. Lo attraversò insieme alle truppe alleate, gli inglesi,
ripercorrendo strada per strada i luoghi della sua infanzia, finché giunse alla
sua vecchia casa da dove una mano tremante sporge una bandiera, la vecchia
nostra bandiera che, nel 66, come oggi saluta le prime truppe liberatrici.
Come ministro della Guerra nel 1921 rese l’onore più alto allo spirito di
sacrificio dei combattenti della Grande Guerra facendo tumulare nell’Altare
della Patria la salma del Milite Ignoto.

