Page 177 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              175

                    lia del Piave.
                      Sul Piave il nemico credeva di trovare ancora una volta aperte le strade
                    d’Italia: ma vi ha trovato un esercito nuovo, inatteso, i fanciulli del novanta-
                    nove, giunti qui inavvertiti, in silenzio, senza applausi di folle, senza discorsi
                    di poeti. Sia gloria a queste giovinezze!


                    18 nOvembre.
                      Lieta giornata, dunque, la giornata di Fagarè. Vi è del sangue, in terra, ma
                    in alto sorride il primo squarcio d’azzurro.
                      Il nemico aveva tentato di passare anche a Folina; e anche qui è stato net-
                    tamente respinto dai fanti della brigata Lecce e dai giovanetti del ‘99 che
                    gareggiarono con quelli di Zenson o di Fagarè. Il 266° reggimento fanteria
                    ha catturato un ufficiale austriaco che parla italiano perché ha sposato una
                    triestina. Dice che dopo Caporetto ha incontrato delle colonne di prigionieri
                    nostri che ammettevano di essersi arresi per far finire la guerra. Sarà vero? Lo
                    ha interrogato il tenente Carafa d’Andria.

                      Al ponte della Priula si arriva attraverso profondi camminamenti. Il ponte
                    è stato mascherato di graticci, pavesato di frascate, incespugliato di reticolati;
                    sembra si prepari a una festa; ma la vecchia cantoniera, che guardava il ponte
                    di legno, è crollata. I fianchi del ponte e, sotto, i piloni sono muniti di piaz-
                    zuole per mitragliatrici; il greto è sbarrato da tre ordini di reticolati. La 48
                                                                                          a
                    divisione ha lavorato assai. Ma è la divisione che viene da Gorizia, dal San
                    Marco. Attorno a Spresiano sono piazzate le artiglierie del 52° reggimento
                    da campagna, comandato dal colonnello Beretta, che ha dato al reggimento
                    il motto: «Sotto la giubba grigia, camicia rossa». E tutti i soldati portano un
                    fazzoletto rosso di seta, che sventolano come bandiera.
                      L’argine del Piave verso Palazzon è tenuto dalla brigata Padova (117° e
                    118° reggimento), composta in buona parte di veneti. — «A Padova no li vo-
                    lemo», dicono i soldati.
                      A sera giungono notizie gravi dal fronte alpino. La quarta Armata è stata
                    attaccata da forze superiori. la situazione è incerta, ma i nostri si difendono
                    disperatamente. Il nemico, dopo aver tastato il polso dell’esercito al Piave,
                    tenta di aprirsi il varco a monte.
                      Frattanto, il colonnello austriaco del 91° reggimento che fu catturato sull’i-
                    solotto a Fagarè, ha raccontato che gli austriaci sono venuti all’assalto senza la
                    consueta azione di distruzione da parte delle loro artiglierie, perché facevano
                    conto di non incontrare resistenza. Speravano forse in un tradimento? O giu-
                    dicavano l’Italia morta del tutto?
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