Page 175 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 175
La resistenza 173
a
bre divisione “volante”, la 29 , ebbero l’ordine di passare il Piave in sei punti,
da Sant’Andrea di Barbarana a Salettuol, e di marciare in colonne convergenti
su San Biagio di Callalta. Protette da violentissimo tiro di artiglieria, guada-
gnarono di sorpresa la nostra riva, fra Sant’Andrea di Barbarana e Fagarè,
oltrepassarono il cimitero e il paese di Fagarè, si fortificarono al mulino della
Sega, e minacciavano la strada della Callalta, la grande arteria che conduce
diritto a Treviso, sfidando, come a prova suprema, la 54 divisione: i bersa-
a
glieri di Ceccherini — la famosa terza brigata — e i bravi fanti della Novara.
Sono passati, è vero, ma nessuno è ritornato. Il 91° reggimento austriaco è
stato distrutto, lasciando in mano nostra, al di qua dell’acqua e sulle ghiaie del
Piave, tutti i suoi uomini, morti, feriti o prigionieri. Nessuno ha potuto tornare,
nemmeno per recare la notizia della disfatta. Questa è la giornata di Fagarè, la
prima vera giornata della riscossa.
Ed è stata mischia veramente furibonda. Il maggiore Melloni, circondato
da forze preponderanti, fu fatto prigioniero e trascinato su un isolotto in mezzo
al fiume col comando di battaglione. Il primo battaglione del 154°, comandato
da un giovane tenente, Mario Sfondrini, concentrò la sua difesa al cimitero,
appoggiandosi ad arco al canale Zero; accorse in suo aiuto anche il Genio,
a
colla 209° compagnia; accorsero i mitraglieri della 128 Sant’Etaienne, ac-
corse il primo battaglione complementare coi giovinetti del ‘99, accorsero gli
arditi del sottotenente Bottasso, con le bombe a mano. Alle dieci, esaurite le
munizioni, due ufficiali scapparono a Villa Covre, al comando del 154°, e si
caricarono le cassette sulle spalle.
Intanto, alla sinistra, i bersaglieri di Ceccherini, arrivati di corsa da Cavriè,
con slancio superbo si buttarono contro il nemico, là dove più ampia era la
falla; il 64° battaglione, il 68°, il 69° caricarono come demoni; ripresero le
tre batterie del 6° reggimento da campagna che erano state fatte prigioniere,
ributtarono il nemico all’argine di San Marco, lo sloggiarono dal mulino della
Sega, dove si era fortificato, lo inseguirono, lo spinsero verso l’acqua e poi,
non contenti di ciò, gli tagliarono la ritirata. Il capitano Rolando, comandante
ed anima del 68° battaglione, caduto due volte ferito, cadde la terza volta e per
sempre, alla testa delle reclute del ‘99.
Del 91° reggimento austriaco nessuno, dunque, è tornato indietro.
Ma avventurosa fu la sorte dei prigionieri del terzo battaglione del 154°.
Condotti dagli austriaci sull’isolotto in mezzo al fiume, qui rimasero assieme
ai loro custodi e al comando del reggimento austriaco, perché il nostro fuoco
di sbarramento impediva di raggiungere l’altra sponda. Mutate le sorti della
pugna, i prigionieri italiani presero in mezzo gli austriaci e li accompagnaro-
no a noi. Così fu salvo il maggiore Melloni e restò prigioniero il colonnello
austriaco.

