Page 164 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                       disgrazia che ci ha colpiti: e dico disgrazia, perché dopo aver vis-
                       suto quasi due anni nell’esercito carsico ti posso assicurare, cara,
                       che non ce lo meritavamo questo colpo. Ho sofferto ma spero in una
                       pronta ripresa offensiva che liberi il territorio italiano dal nemico.
                       In questi momenti desidererei essere in una batteria di linea. Ma
                       per ora sono vincolato alla mia batteria: siamo in due soli ufficiali
                       e uomini e pezzi invece si sono moltiplicati e bisogna essere un po’
                       come la provvidenza e pensare a tutto.
                       Di salute sto bene e anche il lavoro mi libera da tristezza e da pre-
                       occupazioni. Bisogna fare quel che si deve con tutta la possibile
                       serenità.
                       Però il desiderio della casa lontana, della sposa e delle piccole bel-
                       le, quando mi balena nel pensiero, mi fa venir le lacrime agli occhi.


                     15 nOvembre 1917
                       [...]  Di  me  poco  ho  da  dirti.  Son  sempre  al  solito  posto,  lavoro
                       a sistemar la batteria; vicino sento rombare i pezzi che sparano
                       sull’invasore e mi mordo le mani a far niente. Mandami delle foto-
                       grafie vostre: muoio dal desiderio di vedervi. Del resto, vivo come
                       sotterrato. Non ricevo lettere, non leggo giornali, non so nulla di
                       quanto succede, tranne che le dicerie che circolano, tutte straordi-
                       nariamente deformate. La mia batteria mi lascia discretamente sod-
                       disfatto. S’è comportata abbastanza bene per essere una batteria
                       d’imboscati. Non ne ho smarrito uno ed ho portato in porto pezzi,
                       uomini e quadrupedi d’altre batterie. A Begliano avevo due pezzi e
                       una trentina d’uomini e per via sono arrivato ad avere sei pezzi, più
                       di 120 uomini e una trentina di quadrupedi.
                       E tutto è proceduto bene lo stesso. Ho preso delle arrabbiature tre-
                       mende, ma a forza di urlacci ho superato tutti gli inciampi. E cosi
                       la «via crucis» è finita, spero per sempre. Ah! se la seconda arma-
                       ta non cedeva, la terza non la schiantavano dal Carso neppure i
                       diavoli dell’inferno. Ho ancora davanti agli occhi la meravigliosa
                       resistenza della linea carsica dal 24 al 26 d’ottobre! E si è dovuto
                       lasciar tutto! Meglio non pensarci.


                     19 nOvembre 1917
                       Ieri finalmente m’è giunta la posta in ritardo [...] Un conforto gran-
                       de grande: senza le notizie tue mi sentivo come disperso, rescisso
                       quasi dalla mia vita passata. Tu vuoi sapere, mia cara, perché non
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