Page 160 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                            Riccardo Romanini

                        Certo gli strapazzi fisici, l’incubo morale

                       dei tristi giorni ebbero una mala influenza

                                   sull’organismo dei soldati






                     La dorsale del Monte Asolone, massiccio del Grappa, fu teatro di violenti
                  combattimenti nel corso della battaglia d’arresto: per gli italiani conquistare
                  la vetta del monte significava tenere sotto scacco l’unica via di rifornimento
                  degli austriaci a Cismon del Grappa collegata con Trento attraverso la linea
                  ferroviaria. Per gli austro – ungarici sfondare la difesa italiana equivaleva ad
                  avere il controllo della strada Cadorna e poter così raggiungere Bassano e
                  dilagare nella pianura veneta.  Il sottotenente della 486ª compagnia mitra-
                  glieri Riccardo Romanini scrisse la sua ultima cartolina alla madre a Roma
                  alla viglia della morte. Nelle poche righe il giovane ufficiale, che aveva ben
                  intuito lo strazio e l’angoscia della donna per i pericoli che correva il proprio
                  figliuolo, cercava di dare un senso al sacrificio che compio. Romanini cadde
                  in combattimento il 18 dicembre 1917. Fu decorato con la medaglia d’argento.


                                                      ]


                     19 nOvembre 1917
                       Ed ecco il nostro atto di fede: che i nostri soldati rinvigoriti nell’a-
                       nimo e nel corpo, consci della propria forza aumentata dall’offesa
                       subita, memori dell’indiscutibile recente valore, guidati da capi di
                       loro degni e da loro amati, possano dapprima infrangere e poi ri-
                       buttare i flutti di questo esercito nemico, armato di un lungo odio
                       accumulato in silenzio, premuto dalla necessità di ottenere successi
                       definitivi sul nostro suolo, erroneamente da loro creduto e pensato
                       difeso da un popolo di imbelli…; certo gli strapazzi fisici, l’incubo
                       morale dei tristi giorni ebbero mala influenza sull’organismo dei
                       soldati e degli ufficiali, ma sono bastati pochi giorni di riposo, e una
                       calma più fiduciosa perché la salute rifiorisse più florida di prima
                       quasi che la Natura volesse compensarci e prometterci nuove forze
                       per l’avvenire.
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