Page 163 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              161


                                              Adolfo Omodeo

                    Tali cittadini, tali governanti disfanno l’esercito,

                                   il loro contegno è un insulto

                               per chi tutto rischia nell’impresa




                      Adolfo Omodeo, discepolo di Giovanni Gentile, allo scoppio del primo
                    conflitto mondiale aveva ventisei anni e insegnava materie letterarie a Catania
                    nelle scuole superiori. Lo storico siciliano assunse una chiara e decisa posi-
                    zione a favore dell’intervento dell’Italia a fianco dell’Intesa, convinto di aver
                    dinanzi una guerra eroica modellata militarmente e moralmente sugli ideali ri-
                    sorgimentali. Ufficiale di artiglieria della III Armata, visse il ripiegamento dal
                    Carso con grande dolore, ma soprattutto come un’immeritata onta per lui e per
                    i suoi compagni d’arme. Nelle lettere inviate alla moglie Eva dal Piave dove
                    era stata posizionata la sua batteria, ripercorreva la via crucis della ritirata,
                    non risparmiava critiche all’Esercito, fiducioso però nella rilancio dello spirito
                    battagliero e nel consolidamento della nuova linea di resistenza, rivolgeva i
                    suoi strali polemici contro il fronte interno: una ripresa era possibile se i cit-
                    tadini non continueranno nell’opera parricida di disgregamento …se le città
                    non tumultueranno perché saran private dei grissini – chiaro il riferimento ai
                    moti torinesi dell’agosto di quell’anno – sono loro che hanno aperto al nemico
                    le porte d’Italia. Poi, a rimarcare l’integrità morale e lo spirito di sacrificio dei
                    combattenti riferiva di un combattimento sul greto del Piave, dove artiglieri
                    italiani sorpresi dal nemico si difesero coi moschetti e si fecero ammazzare
                    sui pezzi.  Comunque il trauma di Caporetto, pur nella generale ripresa della
                    combattività delle forze armate, non era e non poteva essere superato: il 31
                    dicembre scriveva alla moglie Eva con grande amarezza si chiude l’anno ma-
                    ledetto e se ne perda per sempre la memoria.
                                                       ]

                      5 nOvembre 1917
                        Da tanti giorni non ti scrivo e da tanti giorni sono senza lettera tua.
                        Ti ho scritto poche parole in cartoline pensando che ti sarebbero
                        giunte più presto: ma ora dopo tanti giorni penso che tu desidererai
                        più ampie notizie mie, e ti scrivo una lettera che però non so se ti ar-
                        riverà. Mi son dovuto spostare con tutto l’esercito: grossi guai non
                        ne ho avuto, ma molto lavoro. Ho sofferto assai assai, per questa
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