Page 162 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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160 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Leandro Saccani
Ti comunico con piacere che mi son portato bene
Sottotenente del 1° reggimento Genio Zappatori addetto all’interruzione
delle strade. Nella lettera alla madre descriveva, con evidente compiacimento,
l’accanita resistenza che aveva opposto insieme ai suoi compagni al veemente
attacco austriaco sul fronte di Gallio – Monte Longara, Altopiano di Asiago,
il 13 novembre, un evento ricordato, per il valore dimostrato dalle truppe ita-
liane, anche nel bollettino del Comando Supremo. Quell’ intrepido episodio
sembrava aver rafforzato il suo spirito: si compiaceva che la madre non si
impressionasse per i pericoli che correva e da parte sua affermava: per ora sto
sempre benone. Saccani, non ancora ventenne, perse la vita su quelle montagne
il 28 febbraio 1918 in Val di Melago e fu decorato con la medaglia di bronzo.
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24 nOvembre 1917
…Vedo che non t’impressioni anche nel saper che sono in pericolo;
del resto è logico che sia così, se no dimostreresti di essere poco
intelligente e fiduciosa. Per ora sto sempre benone; sono addetto da
solo ad un lavoro d’interruzione di strade. Come apprenderai dai
comunicati Diaz di qui non c’è troppo buon successo per i nemici,
anzi, qui non avanzano di un passo malgrado i loro bombardamen-
ti e i loro tentativi. Guarda, io ho la convinzione che se in questo
momento ogni italiano farà il suo semplice e modesto dovere, gli
austrotedeschi non verranno oltre, ed un giorno non lontano po-
trebbero assaggiare le batoste di un riorganizzato esercito italiano.
È tutto da affidarsi al coraggio del soldato, alla fiducia del popolo
italiano, alla pronta riorganizzazione per parte dei capi.
Del resto ho imparato a conoscere quanto valga il nostro soldato se
ha un poco di fiducia, non dico neanche d’entusiasmo.
Vidi sul Monte L.... dove combattei e dove passai i miei brutti quarti
d’ora che gli austriaci che ci avvicinavano puzzavano di alcool che
facevano ribrezzo. Alcuni, per quanto erano ubriachi, vennero fin
sotto a due passi da noi e sparammo loro a bruciapelo venivano
come pazzi senza precauzioni agitando le paurose mazze ferrate.
Michele De Benedetti, Lettere e scritti di caduti per la patria,
Milano, Fratelli Treves, Editori, 1926, p. 256.

