Page 268 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                                                                     “Del convegno con S.M. il Re e Famiglia Re-
                                                                     ale fui tanto contento, e della squisita cortesia
                                                                     usatami serberò riconoscenza grande.” 62

                                                                         La visita non ottenne i risultati sperati; al
                                                                     contrario  suscitò  ulteriori  polemiche  da  parte
                                                                     degli ambienti intransigenti che si mobilitarono
                                                                     per sminuire il valore conciliante dell’incontro
                                                                     tra il religioso e il re d’Italia, e gli attacchi più
                                                                     vivaci, oltre che dal cardinal Parocchi, vicario
                                                                     del  pontefice  nella  diocesi  di  Roma,  venne-
                                                                     ro proprio dall’ambiente milanese, da Filippo
                                                                     Meda, definito dal vecchio generale «alter ego
                                                                     laico di don Albertario», esponente autorevo-
                                                                     le dell’intransigentismo cattolico lombardo. Il
                                                                      conte di Revel criticava, al di là della rettitu-
                                                                      dine e delle personali qualità dei singoli,  la
                                                                                                              63
                                                                      loro  estraneità  alla  vita  della  nazione,  messa
                                                                      in atto come una strategia di resistenza, e che
                                                                      si manifestava nel rifiuto delle iniziative, dei
                                                                      circoli,  delle  associazioni  e  delle  scuole  che
                                                                      non fossero integralmente cattolici, un piano
                                                                      di cui l’astensione dalle competizioni elettorali
                                                                      rappresentava l’aspetto più visibile e politica-
                                                                      mente più significativo.
                                                                         Si  era  costituita  un’organizzazione  capil-
                                                                      lare,  attraverso  l’Opera  dei  Congressi,  pa-
                                                                      rallela a quella dello stato nazionale «che si
                                                                       estendeva a ogni settore, a ogni ramo, a ogni
                                                                       attività, e non separava mai né la cultura, né
                                                                       l’iniziativa, né l’attività elettorale nell’ambito
                                                                       delle elezioni comunali o nella conquista del-
                                                                       le opere pie, dal fattore religioso: l’assistente
                                                                       ecclesiastico  era  sempre  presente  ovunque
                                                                       con diritto di veto. C’era anche il culto del-
                                                                       la organizzazione, in un’epoca in cui i partiti
                                                                       politici  si  può  dire  ignorassero  cosa  questa
                                                                       fosse».  Una presenza ramificata e radicata
                                                                              64
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               62  BAM, Archivio Bonomelli, cart. 14, lett. 211, Appiano, 18 novembre 1896.
               63  Il di Revel, come abbiamo visto, aveva maturato all’inizio una opinione positiva del cardinale di Milano Andrea Ferrari con cui aveva
                   anche stabilito un reciproco rapporto di cortese attenzione: ne riconosceva le buone intenzioni e l’attitudine a superare le difficoltà
                   nei rapporti tra i due schieramenti cattolici. Ma insuperabile, per il momento, rimaneva tuttavia il nodo dei rapporti con il Vaticano:
                   «Il Cardinale fu gentile al solito. Naturalmente si parlò della situazione, egli ammise che tante mediocrità dominanti volevano l’acqua
                   torbida, perché, se chiara andrebbero a fondo. Ma egli batte sempre che il papa aggiusterà tutto e non ammette discussione sull’Infal-
                   libilità in tutto e per tutto, del Papa». Cfr. BAM, Archivio Bonomelli, cit., cart. 15, lett.37, Milano, 2 febbraio 1897.
               64  Arturo Carlo Jemolo, Chiesa e Stato in Italia dall’unificazione a Giovanni XXIII, Einuadi, Torino, 1965, p. 60.
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