Page 272 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 272
272 Thaon di Revel
Baionette e tiro orizzontale
Dalla fiducia nel futuro che aveva sempre mostrato, era ora passato a più cupe riflessioni sul destino
della società italiana che sembrarono trovare una drammatica conferma solo un anno dopo, quando visse
da testimone e, come vedremo, con un ruolo non certo marginale le tragiche giornate milanesi del mag-
gio 1898, quel momento della storia nazionale ricordato come la “crisi di fine secolo”.
Il generale Fiorenzo Bava Beccaris, comandante del III Corpo d’Armata, fu nominato il 7 maggio dal
governo di Rudinì Regio Commissario Straordinario con pieni poteri per il ristabilimento dell’ordine
pubblico a Milano. Da tempo il di Revel conosceva il generale e proprio per questi rapporti cordiali,
stabiliti sin dal 1893, fondati sulla comune provenienza dall’arma di Artiglieria e sui trascorsi militari
nell’esercito sardo, si sentì autorizzato a intervenire sui protagonisti delle vicende come consigliere in-
fluente e ascoltato.
72
Non appena le notizie dei disordini si diffusero, Genova mandò al generale Bava Beccaris una serie
di battagliere missive, come questa dell’8 maggio, in cui esprimeva il suo apprezzamento per l’energia
dispiegata nella repressione dei moti, suggerendogli anche comportamenti da tenere:
“Bravo Bava, mandi al cellulare i caporioni. Ieri scrissi a S. Marzano [il ministro della Guerra] che
73
Milano era in rivoluzione, ed il prefetto d’una incapacità e pigrizia fenomenale. Collo stato d’as-
sedio, i deputati non sono più inviolabili, se fomentano disordini. Vorrei pure Albertario al cellulare.
Fa più male dei socialisti. Se l’Osservatore continua la sua guerra alle classi superiori, lo tratti
come ha trattato Italietta e Secolo. Rudinì sarà più che felice di vedersi conservato dal mio amico.
74
Una stretta di mano.” 75
Il giorno seguente inviò al generale un altro biglietto dello stesso tono:
“Bravo Bava! Gli arresti sono efficacissimi, perché impediscono quei farabutti di soffiare nel fuoco,
e li esautorano presso la plebaglia. Ben fece l’autorità a Pavia di proibire un convoglio funebre col
figlio Mussi. Quei convogli sono sempre origine di gravi disordini. Suppongo che il cellulare sarà
76
presto pieno. Si potrebbe versare in altre carceri i condannati. Mi risulta che alcuni parroci istigano
i contadini a non lasciarsi opprimere dai sciori. E’ la parodia d’ordine dell’Osservatore al quale
aderisce il cardinale. Se si potesse pizzicarne alcuno farebbe buon effetto, dimostrando la mala fede
dei tumultuanti. Per esperienza viddi che il tirare in aria è nocivo perché rassicura i facinorosi e pel
solito va a colpire qualche donna o ragazzo ad una finestra. Baionette e fuoco orizzontale. Chi ne
sarà colpito, lo sarà per colpa sua. Spero che il prefetto sarà richiamato. Se il sabbato richiedeva
truppe pella porta d’ogni opificio importante, dessa, impedendo l’ingresso agli estranei, avrebbe
indotto gl’interni a continuare il lavoro. Ritengo che il Ministero sarà felicissimo, e forse anche
riconoscente, della di Lei fermezza a reprimere.” 77
A partire dal 10 maggio, quando ormai la situazione della città era tornata sotto il controllo
72 «Caro Bava, chi ci avrebbe detto, quando eravamo nella Tauride,[Crimea] che avessimo sposato due milanesi, ch’Ella si troverebbe
comandante generale ad Ancona, ed io dopo aver comandato nelle varie capitali d’Italia, sarei presidente dei reduci di Crimea in
Milano! Questi 50 anni rappresentano eventi di vari secoli nell’antica storia (…) Ah! Se vigesse ancora quello spirito d’ordine, d’abne-
gazione e di dovere che animava l’antica artiglieria!» Cfr. MRM, Archivio Bava Beccaris, busta 8, fasc. 5, 1 (4/2), Milano,19 maggio
1893.
73 Antonio Winspeare, (Potenza 1840 –Firenze 1913) prefetto, fu rimosso dal governo proprio per il suo atteggiamento incerto durante i
disordini del maggio 1898.
74 Su indicazione del presidente del Consiglio di Rudinì, Bava Beccaris aveva soppresso il 7 maggio i quotidiani l’italia del popolo e il
Secolo.
75 MRM, Archivio Bava Beccaris, busta 8, fasc. 5, 13 (5/5), s.d. [8 maggio 1898].
76 Muzio Mussi, figlio del vicepresidente della Camera il radicale Giuseppe Mussi, morì la sera del 5 maggio a Pavia in uno scontro con
le forze dell’ordine.
77 MRM, Archivio Bava Beccari, busta 8, fasc. 5, 13 (5/5), s.d. [7 maggio 1898?].
capitolo decimo

