Page 276 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               un biglietto di congratulazioni al comandante il III Corpo d’Armata che sgombrava il campo da ogni
               dubbio in proposito
                     Stupenda la sua lettera al cardinale. Non c’è parola da togliere né da aggiungere. Se non fosse un
                     falso ascetico, senza criterio, capirebbe la lezione data con tanto garbo e cortesia da gentiluomo. 84





               Caro Bava

                  L’influenza del conte di Revel sulle decisioni prese in quei giorni da Bava Beccaris fu confermata
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               prima dal problema del Comitato Diocesano  e pochi giorni dopo a proposito della discussione sull’exe-
               quatur. Riguardo al Comitato la sua indicazione fu perentoria: sopprimerlo. Su questa decisione Bava
               Beccaris non era ancora pienamente convinto, ma il di Revel, invece in accordo con Bonomelli, agì con
               la determinazione che gli era propria, mosso anche dalla consapevolezza di trovarsi di fronte a una situa-
               zione di emergenza: inviò al Commissario Straordinario la lettera del vescovo di Cremona che motivava
               le ragioni che avrebbero dovuto portare alla soppressione del Comitato:
                     “Caro Bava, Le comunico confidenzialmente, ed a Lei solo, questa lettera di Monsignor Bonomelli.
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                     La prego di rimandarmela.”
                  Il giorno seguente Genova si incontrò con Bava Beccaris e lo convinse a procedere sulla strada della
               soppressione:
                     “Dopo coscienzioso riflesso, sono andato a leggere a Bava la di Lei lettera. Egli mi parve convinto, e
                     mi disse che avrebbe proceduto allo scioglimento e soppressione del comitato, dopo aver preso tutte
                     le disposizioni per giustificare tale atto (...) Bava mi ringrazia dei miei consigli. Ma come gli dico
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                     sempre, io consiglio ciò che farei nel caso .”
                  Così, il 18 maggio, il generale sciolse il Comitato Diocesano. Rimaneva sul terreno la questione
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               dell’exequatur, sollevata dal presidente del consiglio di Rudinì  che probabilmente voleva cogliere l’oc-
               casione dei disordini milanesi e del comportamento criticabile del cardinale, per riaprire la contesa con
               il Vaticano. Bava Beccaris, incerto sulla decisione da prendere, si rivolse ancora una volta per consiglio
               al vecchio generale:
                     “Ora, tra noi, questa mattina Bava ha voluto parlarmi. Rudinì insiste per togliere l’exequatur, Bava
                     nol vorrebbe ed io gli dissi essere del parere suo. Togliere l’exequatur ha un’apparenza di persecu-
                     zione religiosa che fa sempre cattivo senso, d’altronde si porrebbe la diocesi nelle mani di Monsi-
                     gnor Mantegazza, non inferiore per fiacchezza e paura del Vaticano, al venerabile fuggiasco. (…) Mi
                     applaudo di aver contribuito alla soppressione del comitato diocesano. Adesso quei farisei devono
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                     stare savi. O coi birri o con me! Può dir loro Bava.”
                  Anche su questo punto Bava Beccaris ascoltò i consigli del conte di Revel e l’exequatur non fu tolto.




               84  MRM, Archivio Bava Beccari, busta 8, fasc. 5, 19 (5/1), s.d. [13 maggio 1898]
               85  L’organizzazione finalizzata all’ educazione e all’informazione dei cattolici, con il compito di valutare e proporre conclusioni operati-
                   ve riguardo agli orientamenti pastorali nella Diocesi, vicina e, in un certo senso, diretta emanazione del cardinal Ferrari, rappresentava,
                   agli occhi dei moderati, la mente e il cuore del cattolicesimo intransigente milanese.
               86  MRM, Archivio Bava Beccari, busta 8, fasc. 5, 12 (5/2) s.d. [16 maggio 1898].
               87  BAM, Archivio Bonomelli, cit., cart. 16, lett.232, Milano 19 maggio 1898.
               88  Rudinì aveva telegrafato il giorno 11 maggio a Bava Beccaris: «Avverto che se contegno arcivescovo Ferrari fosse stolto e fosse cen-
                   surabile, Governo può ritirare exequatur». Cfr. Alfredo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo (1896 – 1900), cit., p. 192.
               89  BAM, Archivio Bonomelli, cit. lett. 232, Milano 19 maggio 1898.
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