Page 277 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    277




                        Pure Albertario al cellulare

                           Superata la questione del cardinal Ferrari, un altro avversario pericoloso che il di Revel voleva an-
                        nientare era Davide Albertario direttore de l’Osservatore Cattolico. Il suo desiderio di vedere “pure
                        Albertario al cellulare” fu esaudito il 24 maggio. Il generale Bava Beccaris, messo sull’avviso dal suo
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                        illustre suggeritore, che temeva una qualche riscossa del clero intransigente,  fece arrestare il direttore
                        dell’Osservatore Cattolico, sospettato di aver fomentato le sanguinose giornate di maggio, nella sua casa
                        natale a Filighera, nei pressi di Pavia.
                           Immediato fu il commento di Genova al provvedimento di cattura:
                             “Sunt bona mista malis L’arresto di Davide, condotto ammanettato al cellulare è tra i primi. La
                             lettera del Papa tra i secondi. Però, lasciando tutte le formule di convenzione, mi fa senso che il
                             Papa dica, che avrebbe desiderato che il cardinale si fosse trovato a Milano in quei giorni, condanna
                             esplicita della sua fuga.”
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                           Per la decisione del fermo, Albertario chiamò in causa ancora una volta il vecchio generale. In una
                        nota inviata poche ore prima del suo arresto, all’amico Giuseppe Sacchetti  direttore del quotidiano
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                        Unità cattolica, ricostruiva a suo modo gli avvenimenti:
                             “Si è voluto immolare una vittima squisita che giovasse ad attenuare le ire dei repubblicani radicali
                             colpiti, o dei moderati radicali, i quali esigono vittime di cattolici? (…) Devi sapere che il comando
                             militare non trovò colpe nell’Osservatore, ma il generale Revel impegnò anche influenze di corte
                             per ottenere il mio sacrificio. Ciò è da dirsi con molta prudenza, ma con chiarezza. Insomma caro
                             Sacchetti, devi fare un articolo calmo, largo, nobile, tale che abbia a servirmi di difesa (…) Addio,
                             è notte. Devo fuggire da Milano.”

                           In un successivo messaggio Albertario chiariva qual era l’obiettivo dell’offensiva moderata contro di
                        lui:
                             “tentare che il tribunale mi sfratti da Milano col pretesto dell’ordine pubblico che io non ho mai
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                             turbato. Così mi si allontanerebbe dal giornale e sarebbe compiuti i voti dei miei avversari. “
                           Sacchetti seguì le indicazioni dell’amico e pubblicò su Unità Cattolica un appello a Bava Beccaris
                        dove era trasparente l’allusione a Genova come organizzatore del complotto contro l’Albertario:
                             “Domandi, signor Generale, domandi a qualcuno se le colpe dell’Osservatore cattolico non con-


                        90  Ivi «Avvertii Bava di aspettarsi a qualche cosa pella Pentecoste. Bava non mollerà, è preoccupato pelle campagne, ove i comitati dio-
                           cesani, come a Bergamo, si sono infiltrati colle banche, casse rurali, cooperative, dichiarantesi cattoliche (…) In confidenza Bava sta
                           fermo per osservare le masse, ma se gli osservatoristi si muoveranno troveranno chi saprà fermarli».
                        91  BAM, archivio Bonomelli, cit., busta 16, lett. 137. Leone XIII aveva scritto una lettera al cardinal Ferrari il 22 maggio in cui afferma-
                           va che avrebbe desiderato che in momenti così critici il cardinale si fosse trovato nella sua diocesi. Il di Revel che, come molti altri,
                           aveva interpretato le parole del pontefice come una critica per la lontananza del Ferrari da Milano, chiariva in modo più esaustivo
                           il suo pensiero in una successiva lettera a Bonomelli: «La lettera del S.to Padre produsse unanimemente noia e disapprovazione. E’
                           un ingrandimento fotografico della lettera del Cardinale, pella vacuità, esagerazione dei pretesi insulti, ed analoghe bugie. Fa pena
                           trovarvi una specie di dichiarazione di guerra contro la monarchia. Il clou è il perfetto accordo di apprezzamento del Papa e di Bava,
                           sull’assenza di S. Em. da Milano in simili contingenze. In conclusione era meglio non scriverla». Cfr. BAM, archivio Bonomelli, cit.,
                           busta 16, lett. 239, Milano 27 maggio 1898.
                        92  Giuseppe Sacchetti (Padova 1845 –Firenze 1906) Studiò a Padova dai gesuiti al Collegio Fagnani, dal quale uscirono numerosi
                           cattolici intransigenti. Sacchetti passò alla storia del cattolicesimo italiano soprattutto per la sua opera di giornalista, iniziata da gio-
                           vanissimo, con letture cattoliche, nel 1864. Nel 1870 si arruolò nel Corpo dei Volontari Pontifici della Riserva in difesa di Roma e
                           del potere temporale del pontefice. Successivamente divenne un esponente di spicco dell’Opera dei Congressi veneta e nel 1886 fu
                           chiamato a Milano a dirigere la Lega Lombarda, Nel 1892 papa Leone XIII lo volle a Firenze alla direzione dell’Unità Cattolica, il
                           celebre quotidiano fondato da don Giacomo Margotti, l’ideatore della formula «né eletti, né elettori». Con l’avvento di Pio X vide
                           messe in discussioni tutte le sue certezza, ma accettò con spirito devoto le nuove posizioni espresse dal pontefice sulla partecipazione
                           dei cattolici alle elezioni politiche.
                        93  Gabriele De Rosa, Giuseppe Sacchetti e la pietà veneta, editrice Studium, Roma, 1968, p. 134.
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