Page 282 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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282 Thaon di Revel
La sua battaglia si faceva via via più esacerbata, tuttavia non sembrava trovare corrispondenza né
nell’opinione pubblica né nel governo di Roma che era sì guidato dal presidente del Consiglio Luigi
Pelloux, cui aveva concesso un’apertura di credito, che comprendeva ben altri cinque tra generali e am-
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miragli in servizio attivo. Era la presenza di quattro ministri esponenti della Sinistra, repubblicani, an-
ticlericali dichiarati e addirittura massoni, vicini a Francesco Crispi, a raffreddare molto le sue speranze
di una svolta politica. Anzi, al contrario, coglieva segnali di senso opposto a quello da lui auspicato: un
cedimento sulle misure a tutela dell’ordine pubblico e in prospettiva, un’amnistia per tutti i condannati,
magari nell’anniversario della ricorrenza a lui più sgradita:
“Temo fortemente per il XX settembre l’amnistia. Sarebbe un gravissimo errore, ampliato dal ce-
lebrare una data antipatica al Vaticano. L’amnistia si deve rimettere a quando il parlamento avrà
votate le proposte di leggi d’ordine.” 106
Il 6 settembre, dopo 122 giorni, Milano tornò ad essere amministrata con le garanzie dello Statuto Al-
bertino; il giorno seguente quindi ripresero le pubblicazioni i giornali dell’opposizione e tra questi anche
l’odiato osservatore Cattolico che non mancò, in un articolo di commento sui disordini del maggio, di
indicare proprio nel di Revel, pur senza citarlo apertamente, uno dei responsabile della repressione, del
sequestro del quotidiano e dell’arresto di Albertario:
“pezzo grosso del militarismo quiescente, additato anzi, per le sue relazioni, come ispiratore delle
misure più feroci contro il nostro Osservatore Cattolico e contro il nostro direttore ”
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E’ naturale che il vecchio generale non riuscisse a comprendere i repentini e profondi cambiamenti
che la realtà milanese e la politica nazionale avevano mostrato sulla spinta dei moti del maggio. Nello
stesso tempo il suo riferirsi a esperienze passate, a crisi di valori e di principi analoghe e a personalità
ormai parte dell’Olimpo dei padri della patria, lo sostenevano nella sua battaglia e lo rassicuravano
sull’esito finale, ma lo sospingevano solitario in un angolo.
Non poteva proprio immaginare che le giornate di maggio fossero il punto culminante della crisi tra
lo Stato e la Chiesa e che da quel momento, tramontato lo stato d’assedio e ripristinate le garanzie costi-
tuzionali, si sarebbero create con grande ponderatezza le condizioni per un’intesa che avrebbe avuto la
prima concreta realizzazione nelle elezioni del 1904. Così il suo impegno negli anni seguenti rimase
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concentrato sui singoli momenti della contesa Stato - Vaticano, ora fiducioso sulla possibilità di giungere
finalmente all’intesa, ora scorato dalle prese di posizione della Santa Sede che sembravano rinnovare le
antitesi che aveva vissuto quando nell’autunno del 1859 aveva varcato con l’esercito regio i confini dello
Stato Pontificio.
Si potrebbe ricorrere al proclama di Moncalieri
Nel continuo scomporsi e ricomporsi delle frazioni parlamentari e delle loro rappresentanze milanesi
il conte di Revel si era sempre schierato contro ogni mediazione, contro il tentativo di organizzare un
partito di “centro” aperto ai cambiamenti, e, per dirla con una parola che non avrebbe mai pronunciato,
“progressista.” Il suo punto fermo per la soluzione ai sommovimenti politici che attraversavano il paese
105 Il vice ammiraglio Felice Napoleone Canevaro, ministro degli Esteri, il vice ammiraglio Giuseppe Palumbo, ministro della Marina, il
tenente generale Alessandro Asinari di San Marzano, ministro della Guerra, il vice ammiraglio Carlo Alberto Quigini Puliga, sottose-
gretario per la Marina, il maggiore generale Cesare Tarditi, sottosegretario per la Guerra. Cfr. Umberto Levra, il colpo di stato della
borghesia. La crisi politica di fine secolo in Italia 1896/1900, Feltrinelli, Milano, 1975, p. 240 n.
106 MRM, Archivio Bava Beccaris, Lentate sul Seveso, s.d. [2 settembre 1898], cart. 8, fasc.5 -26 (5/1).
107 Alfredo Canavero, Milano e la crisi di fine secolo, cit., p. 289.
108 Giovanni Spadolini, L’opposizione cattolica. Da Porta Pia al ’98, cit., p. 471.
capitolo decimo

