Page 284 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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contessa Castelbarco Albani, cui il di Revel era molto unito e che aveva condiviso con il generale tutte
le scelte della vita. Vice presidente delle patronesse lombarde dell’Associazione Nazionale per soccor-
rere i Missionari Cattolici Italiani, la contessa era da sempre impegnata nelle opere di carità e in diverse
associazioni benefiche, come la sua profonda e vissuta fede religiosa le suggeriva. Il dolore per la per-
dita della moglie lasciò in secondo piano gli altri eventi nazionali, pur di grande rilievo. Solo un breve
ricordo in poche parole per l’assassinio di Umberto I a Monza, avvenuto giusto la settimana successiva:
“Povero Re Umberto! Vissi quattro anni con lui. Nominato per volontà assoluta del Re Vittorio
Emanuele 1° aiutante di campo del Principe Umberto, fui sulle prime accolto con qualche diffiden-
za. Gli pareva che sapessi del tutore. Ma poi, conosciutisi, mi dimostrò confidenza e benevolenza e
quei 4 anni passarono senza alcun incontro. Mi dimostrava quasi deferenza. Mi fu sempre benevolo,
non così chi lo circondava allora. In questi ultimi anni mi mandava sovente saluti amichevoli, rin-
graziavo, ma non mi lasciai più adescare dalla corte. Ero troppo felice dell’assistenza creatami da
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quell’anima eletta di Camilla per variarla.”
L’elemento operaio. 50 anni fa non esisteva, ed ora è un’arma terribile
Il nuovo secolo certo non gli riservava quei cambiamenti politici che tanto sperava: il suo desiderio
di una conciliazione tra lo Stato e il Vaticano, a trent’anni di distanza dalla breccia di Porta Pia, sem-
brava ben lungi dal realizzarsi. Questa sua visione sfiduciata non gli permetteva di cogliere gli sviluppi,
sia pure lenti e contradditori, nei rapporti tra Stato e Chiesa, che invece progredivano proprio grazie
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a quell’indifferenza che più volte aveva stigmatizzato nelle sue lettere all’arcivescovo di Cremona.
Come ha osservato acutamente Arturo Carlo Jemolo, l’elemento che più di ogni altro poteva favorire la
conciliazione era il progressivo sfumarsi dei valori irrinunciabili nell’uno e nell’altro campo dei con-
tendenti. Proprio la crescente reciproca indifferenza per tutto quello che riguardava l’organizzazione
interna della Chiesa, per le formule politiche dei governi del Regno d’Italia, per le regole generali,
ma soprattutto per quel complesso mondo di principi sul quale si erano avuti i grandi scontri nel corso
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del Risorgimento, tutto questo assecondava l’accordo. Da quel mondo ideale invece il di Revel non
poteva certo staccarsi, lui, tutt’altro che indifferente, appassionato difensore dei valori su cui era stato
educato e aveva costruito la sua famiglia.
Non si rassegnava ai cambiamenti della società italiana e in particolare all’evoluzione dei giovani del
clero lombardo che non rivendicavano anacronistiche pretese legittimiste per lo Stato della Chiesa, ma
sempre più s’impegnavano per condividere le rivendicazioni dei ceti diseredati, dei lavoratori più umili,
organizzando quelle forze che definiva un elemento formidabile di dissoluzione. L’elemento operaio.
50 anni fa non esisteva, ed ora è un’arma terribile. In questo contesto davvero inquietante per la sua
sensibilità, puntava il dito contro gli esponenti politici della Sinistra parlamentare che, non solo non si
preoccupavano di intervenire per reprimere le agitazioni, ma parevano sostenerle:
“Il grande pericolo sta nelle leghe, negli scioperi degli operai, facchini, contadini e bassi impiegati.
Saracco, colla sua tolleranza, per non dire connivenza, verso le camere di lavoro patrocinate dai de-
putati socialisti, ha dato una sanzione a questi elementi sovversivi, e le moine di Zanardelli li rinfor-
za. Impressionò colle sue abili parole, i deputati, come impressiona i giudici e giurati nelle cause che
difende. Ma come si procederà con un ministero barcollante tra il lavoro della camera, e la camera
110 BAM, Archivio Bonomelli, cart. 18, lett. 198, Lentate sul Seveso, 6 agosto 1900.
111 «Colpisce il disincanto dei rappresentati rispetto agli eletti: qualunque cosa facciano quest’ultimi verranno guardati distrattamente e
le cose italiane sono osservate come se accadessero in Cina». Cfr. BAM, cart. 19, lett. 156, Milano, 9 giugno 1900.
112 Arturo Carlo Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Einaudi, Torino, 1963, pp. 355 – 357.
capitolo decimo

