Page 286 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Proprio sul finire dell’anno 1902 il generale di Revel acquistò a Borgovico (Como) dagli eredi del
               suo vecchio amico senatore Carlo d’Adda la bella villa dove tuttora sono conservati i suoi cimeli. Nel
               comunicarlo a Bonomelli, non parlò dell’attrattiva dell’edificio, della sua comodità o della bellezza del
               luogo, ma semplicemente del fatto che in quel maestoso edificio aveva trovato un altare, a conferma
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               della profonda religiosità che animava il generale.
                  Continuò dal 1903 al 1906 la sua collaborazione a La Rassegna Nazionale, con articoli che rievo-
               cavano episodi della storia del Regno di Sardegna, con particolare attenzione alla Savoia, in cui i suoi
               avi, come nella guerra delle Alpi, e suo padre avevano avuto un ruolo decisivo. Mentre si impegnava
               nella ricostruzione della storia passata, non trascurava di osservare e commentare la realtà italiana. La
               morte di Leone XIII e l’elezione al soglio pontificio di Pio X rinnovarono le sue speranze di un accordo
               con il Quirinale. Anche negli ambienti cattolici milanesi si era riaccesa l’attesa per un gesto di Pio X
               nell’agosto del 1903 che permettesse loro finalmente un inserimento nella società italiana con un ruolo
                                                                                           118
               di stimolo, propositivo e originale, non solo di semplice supporto a altri partiti.
                     Ah se si potesse affogare, annientare completamente il malaugurato non expedit. So bene che molti
                     (e sono nel numero) non vi badano, ma esso costituisce un dissidio tra Vaticano e Quirinale, ed i capi
                     gruppi se ne valgono per intorbidare le coscienze ed impediscono un’azione vigorosa dei cattolici!
                     “
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               Le cinque giornate di libera anarchia

                  Furono comunque i fatti del 1904 a marcare una svolta significativa nel mondo cattolico. Nel mese
               di settembre di quell’anno, dopo un iniziale sciopero nel Vercellese e nella Lomellina al momento della
               raccolta del riso, il mondo delle campagne fu attraversato da numerose manifestazioni di protesta e da
               scioperi contadini che in alcuni casi ebbero un esito luttuoso con l’uccisione di alcuni dimostranti da
               parte delle forze dell’ordine. Non senza contrasti e dopo lunghe discussioni fu proclamato lo sciopero
               generale, il primo della storia italiana. Iniziato a Milano e a Monza il giorno 16 settembre, si propagò con
                                                                                   120
               diverso vigore in tutta la nazione e si concluse solo cinque giorni dopo.   Giolitti ritenne che il governo
               dovesse rimanere estraneo, evitando ogni scontro tra i dimostranti e le forze dell’ordine, lasciando che
               l’onda lunga della protesta si esaurisse da sola. Terminato lo sciopero, la reazione delle forze moderate
               cattoliche non si fece attendere: responsabile di quelle che La Lega Lombarda definiva le «cinque gior-
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               nate di libera anarchia»  era tutta la classe dirigente. Il conte di Revel fu profondamente scosso dagli
               avvenimenti tanto da non risparmiare, sotto l’emozione delle vicende appena trascorse, in una lettera
               scritta di getto a Bonomelli, senza firma e non conclusa, aspre critiche allo stesso sovrano:
                     “Qual subbuglio. Mi pare d’essere nel 1849. La stessa confusione. Ma quest’anno l’azione venne



               117 «Allorché  lo  visitavo  nella  sua  villa  (e  in  ciascuna  avea  la  Cappella  privata)  e  celebravo  la  Messa,  egli  era  sempre  presente,
                   inginocchiato, col suo libro in mano, immobile. Lo confesso: quella sua compostezza, quella sua fede e pietà, che traspariva da tutta
                   la persona, mentre mi edificava, mi era cagione di distrazione (…) Eccolo qui, diceva meco stesso, eccolo qui devoto quell’uomo,
                   che impavido affrontava la morte pel suo Re e per la Patria. Non poteva difendermi da un senso profondo di stima, di ammirazione e
                   mi sentiva commosso». Cfr. Geremia Bonomelli, Profili di tre personaggi italiani illustri e moderni. Conte Genova Thaon di Revel.
                   Senatore Tancredi Canonico. Senatore Antonio Fogazzaro, Milano, F.lli Cogliati, 1911, p. 39.
               118 Silvia Pizzetti, I cattolici milanesi e la fine del non expedit, in Nuova Rivista Storica, Soc. Editrice Dante Alighieri, Roma, gennaio –
                   aprile 1977, p. 87.
               119 BAM, Archivio Bonomelli, cart.22, lett. 122, Milano 8 aprile 1904.
               120 «Alle 9 del mattino [del 16 settembre] Milano presentava lo spettacolo di una città totalmente paralizzata: deserti i luoghi di lavoro del
                   centro e della periferia, nessun giornale pubblicato, sospeso il servizio tramviario e l’erogazione del gas». Cfr. Giuliano Procacci, la
                   lotta di classe in Italia agli inizi del secolo XX, Editori Riuniti, Roma, 1972, p 390.
               121 Silvia Pizzetti, I cattolici milanesi e la fine del non expedit, cit., p.89.
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