Page 283 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’uLtima stagione 1868 -1910                                    283






















































                        e creavano un inaccettabile clima di disordine e di ingovernabilità era il ritorno alla lettera dello Statuto
                        Albertino, a un nuovo proclama di Moncalieri, un obiettivo che riappariva spesso nella sua corrispon-
                        denza con Bonomelli, ormai quasi un miraggio vista la mancanza di fermezza della classe politica.

                             “In altri tempi, e con un uomo di stato di carattere, si potrebbe ricorrere al proclama di Moncalieri.
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                             Ma dov’è l’uomo che possa controfirmarlo?”
                           Le elezioni politiche del 3 giugno 1900 confermarono il declino dello schieramento moderato a Mila-
                        no, mentre l’alleanza tra i cattolici intransigenti e i partiti dell’Estrema ebbe un esito positivo: riuscirono
                        infatti a conquistare tutti i sei collegi del capoluogo lombardo. Una sconfitta forse prevista, ma inattesa
                        nelle proporzioni in cui si verificò.
                           Poche settimane dopo, fu colpito da un gravissimo lutto familiare il 22 luglio morì la moglie Camilla,



                        109 BAM, Archivio Bonomelli, cart. 18, lett. 96, Milano, 23 aprile 1900. In larga parte dell’opinione pubblica moderata nazionale e certa-
                           mente non nella frazione più radicale, si era aperto un dibattito all’indomani dei moti del ‘98 sull’equilibrio nei rapporti tra la Corona
                           e il corpo legislativo. la Rassegna Nazionale, il periodico dei cattolici conciliatoristi cui Revel era idealmente molto vicino, aveva
                           pubblicato un’approfondita analisi degli ultimi avvenimenti per poi indicare come necessario il ritorno allo Statuto: «Per questo non
                           occorreranno colpi di stato né altre misure che ripugnerebbero alla lealtà di chi cinge la corona, bastando all’uopo l’esercizio dei diritti
                           e delle prerogative che al Sovrano accorda lo Statuto, non quale omaggio gratuito che possa essere declinato, ma quali guarentigie da
                           esercitarsi dalla Corona a tutela del paese, quando un men che retto esercizio degli altri poteri o gravi usurpazioni del corpo legislativo
                           urtino coi bisogni, coi giusti desideri, colle reali condizioni del paese». R. Corniani, a proposito dei tumulti di maggio, in «La Rasse-
                           gna Nazionale», cit., fasc. 3, 1 giugno, 1898, p. 542.
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