Page 103 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           Come ormai avevano fatto anche in altri casi, tutti gli ufficiali furono arrestati e ‘processati’ in brevissimo
           tempo, per aver combattuto contro i tedeschi, compreso il colonnello comandante. Ne furono arrestati 148
           dei quali 103 a piccoli gruppi, tra il 4 e il 5 ottobre furono uccisi , in una forma vile, che andava contro ogni
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           accordo internazionale o pietas umana, per non ricordare la più volte citata convenzione dell’Aja del 1907:
           una mitragliatrice nascosta in un bosco li falciò, mentre si recavano al porto dove era stato loro detto che si
           sarebbero imbarcati. I loro corpi, come avvenne in altri casi, furono seppelliti sommariamente, lì vicino, in
           fosse comuni poi ricoperte. Un eccidio, esattamente come a Cefalonia .
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           Le truppe naziste poterono rifornirsi ampiamente di armi munizioni e mezzi italiani. Catturarono 4.900, tra
           italiani, circa 3.500 e 1.400 inglesi. 3.500 uomini, dei quali alcuni perirono nei piroscafi che li trasportavano,
           affondati da incursioni aeree alleate, furono trasferiti e internati, non riconosciuti come prigionieri di guerra,
           nei campi di prigionia in Germania e i restanti 1.400 furono impiegati come forza lavoro in loco, considerati
           quasi in stato di schiavitù (v. infra). La bandiera del Reggimento, che non fu consegnata da un giovane te-
           nente, poi fucilato per questo coraggioso atto di resistenza, si trova oggi conservata nel Vittoriano a Roma.
           Caduta l’isola in mano tedesca, le forze aeree alleate iniziarono a bombardarla, colpendo spesso, oltre alla
           popolazione, anche i militari italiani che erano stati costretti a restare sul territorio. Come per le altre isole
           del Dodecaneso, anche da Coo furono deportati membri della piccola comunità ebrea dell’isola.
           La perdita di Coo e il richiamo, l’11 ottobre, di due gruppi di Caccia a grande autonomia che Eisenhower
           aveva inviato a Coo, dove avevano fatto sentire brevemente la loro presenza, fu fatale anche per Lero,
           perché i tedeschi riuscivano a farvi arrivare rinforzi con del naviglio leggero. Il presidio dell’Esercito
           era comandato dal generale Mario Soldarelli che, dopo la resa di Rodi, assunse il Comando Superiore
           delle Forze Italiane in Egeo mentre il capitano di vascello, poi ammiraglio, Luigi Mascherpa assumeva
           il Comando del presidio navale e della difesa dell’isola. Erano schierati dei reparti della Marina con un
           battaglione del 10º Reggimento Fanteria Regina e altre unità della stessa Divisione. Il 12 settembre era
           arrivata a Lero una missione britannica la quale, vista la disponibilità italiana a resistere agli attacchi
           tedeschi, chiese al Comando del Medio Oriente, e ottenne, l’invio, in due momenti diversi, di 2.000 uo-
           mini agli ordini del generale Britterous, Comandante delle Forze Alleate nell’Egeo che si accordò con
           Mascherpa per organizzare la difesa e dividere i compiti fra gli italiani e i britannici. La situazione, però,
           era più complicata del previsto perché anche a Lero vi era una notevole tensione fra gli italiani e i greci. I
           combattimenti del 26 settembre furono molto intensi per una massiccia offensiva tedesca aerea e navale.
           Molti aerei tedeschi precipitarono ma l’attacco riuscì a colpire i cacciatorpediniere Euro e Volta presenti
           in quelle acque. Ai primi di ottobre arrivarono nell’isola 3.500 uomini delle unità britanniche, in parte
           inglesi, in parte indiane.
           Scriveva il generale Wilson a Churchill quello stesso giorno: Lero è caduta, dopo eroici combattimenti contro prepon-
           deranti attacchi aerei. È stata un’azione intermedia tra il successo e la sconfitta. Ben poco sarebbe bastato a inclinare la bilan-
           cia in nostro favore, e a portare a un trionfo… E il Primo Ministro scriveva, sempre lo stesso giorno al presidente
           Roosevelt …ho chiesto a Eden di esaminare con il generale Wilson e l’ammiraglio Cunningham se con le risorse tuttora a
           disposizione del Medio Oriente non si possa far nulla per riprendere Coo, purché la Turchia ci lasci usare le vicine coste. Se
           non si potrà far nulla in questo senso e a meno che non abbiamo la fortuna, questa notte o domani notte di distruggere uno dei
           convogli d’assalto, il destino di Lero è segnato...e lo fu .
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           Nel mese di novembre, il 12, le forze tedesche attuarono uno sbarco molto importante e misero in grave
           difficoltà le truppe italo-britanniche. Nelle ultime fasi del combattimento era stato inviato a Lero il 2º Reg-
           gimento Royal West Kents ma vi giunse quando tutto era già terminato. I militari italiani, pur disponendo di
           pochi appoggi aerei, attaccati pesantemente dall’aviazione tedesca, combatterono fino al 16 novembre sera,
           quando non era più possibile continuare.


           155   Non vi è stima concorde sul numero degli ufficiali uccisi, perché incrociando le fonti italiane, tedesche e inglesi risulterebbe
           che siano stati uccisi solamente 96 di essi. Indipendentemente dal numero, questo, come gli altri, è un crimine di guerra.
           156   Le fosse comuni furono poi scoperte nell’aprile 1944 ma i corpi furono esumati solamente nei primi mesi del 1945, con auto-
           rizzazione dei tedeschi, non permettendo cerimonie religiose o pubblicità sui rinvenimenti. Attualmente si sa che le fosse comuni
           erano 11 ma una nuova fossa comune, la nona, è stata ritrovata solamente nel 2015. Ne mancano ancora due.
           157   Churchill, Parte V, vol. I, cit., pagina 232-233.

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