Page 107 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
Nello stesso giorno gli inviati tedeschi consegnarono a Gandin un messaggio da parte del generale Hubert
Lanz, dal quale dipendeva il reggimento delle truppe tedesche distaccate a Cefalonia: riferiva in realtà un
messaggio, firmato da Mussolini, in cui gli veniva comunicata ufficialmente la formazione del governo fasci-
sta e soprattutto il Duce invitava il Comandante della Acqui a recarsi in Germania per avere un importante
incarico nel nuovo governo. Gandin non rispose .
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Subito dopo iniziò il combattimento di resistenza, con scontri in vari punti dell’isola e con successi da parte
degli italiani che riuscirono a catturare dei nemici, così come in altri, ebbero a soccombere. La situazione si fece
difficile per i tedeschi tanto che il comandante del XXII Corpo d’Armata tedesco, Lanz, dal quale dipendeva il
reggimento delle truppe tedesche distaccate a Cefalonia, decise di recarsi da Ioannina a Cefalonia in aereo ma
la contraerea italiana lo costrinse ad atterrare su un aeroporto diverso da quello che aveva preventivato. Chiese
subito a Gandin di consegnare immediatamente le armi entro il mezzogiorno dello stesso giorno. Fece ulte-
riori accuse, sostenendo che la Divisione italiana era stata la prima ad aprire le ostilità perché aveva colpito due
mezzi da sbarco tedeschi e, secondo gli ordini di Hitler (che erano stati applicati in tutti i Balcani) comunicò
che coloro che non si fossero arresi, sarebbero stati passibili di fucilazione. Effettivamente, alle sei del mattino
del 13 settembre due motozattere tedesche con molte truppe a bordo si erano avvicinate alla costa e stavano
per attraccare nel porto di Argostoli a poca distanza dal Comando della Divisione. Gli italiani avevano aperto
il fuoco contro le due unità tedesche, una affondò mentre all’altra riuscì l’attracco.
Il Comando Supremo aveva inviato l’ordine di iniziare le ostilità contro l’ex alleato. A mezzogiorno del 14
settembre le forze italiane risposero che per ordine del Comando Supremo italiano e dell’11ª armata e per volontà degli
ufficiali e dei soldati, la divisione Acqui non avrebbe ceduto le armi.
Il 15 settembre, nel primo pomeriggio, iniziarono con gli Stukas, i bombardamenti nemici di tutte le difese
costiere; bombardamenti, che continuarono per molti giorni, distruggendo riserve di munizioni, materiale
bellico e anche i viveri delle truppe italiane, materiale di primaria importanza come le armi. La capitale, Ar-
gostoli, sotto i forti continui attacchi, ebbe, tra i civili, 800 morti e più di 2.000 feriti.
Gli Italiani colsero dei successi, tanto che nella prima giornata di lotta, fu catturata la guarnigione tedesca
del capoluogo con 500 soldati, che vennero condotti prigionieri in un campo vicino all’acquedotto. La sera
del 15 dicembre sembrava che la battaglia fosse stata ormai vinta dagli italiani perché le unità tedesche erano
comunque state costrette a ritirarsi. Il 16 dicembre gli scontri proseguirono ma da parte italiana cominciaro-
no a esaurirsi le munizioni e si iniziò a combattere con le bombe a mano. Continuarono da parte del nemico
pesanti attacchi aerei che riuscirono anche a colpire a bassa quota soldati italiani che non avevano riparo.
I tedeschi si resero conto che le operazioni militari si stavano evolvendo in modo negativo per loro e fecero
affluire da Zante, da Itaca e da altre isole ioniche un gran numero di uomini. Rinunciarono a proseguire l’o-
perazione contro Corfù per piegare la resistenza italiana a Cefalonia, con l’ordine di ‘non fare prigionieri’. La
situazione non fu più favorevole alla Divisione Acqui e agli altri reparti che combattevano con essa. Resistet-
tero dove e come fu loro possibile, non avendo nessun aiuto, nemmeno dagli Alleati, in quanto Eisenhower
aveva deciso di concentrarsi sul Mediterraneo, ritenendo ormai perduta la partita nei Balcani.
Gandin aveva chiesto aiuto al Comando Supremo a Brindisi, che aveva escluso ogni possibilità di soccor-
so. De Courten aveva però deciso di far partire i due cacciatorpediniere, Sirio e Cleo, con 90 marinai, due
cannoni e altre armi, per andare in soccorso di Cefalonia ma fu il Comando Alleato a far rientrare le due
unità navali che erano già ad Otranto, perché queste non avevano ricevuto l’autorizzazione prevista per il
movimento. Era ancora molto forte il controllo angloamericano sui movimenti navali e terrestri, come da
clausole armistiziali.
Il 19 settembre cadde Argostoli in mano dei tedeschi. A mano a mano che piegavano la resistenza, i tedeschi
non risparmiavano i militari italiani, qualsiasi grado avessero. Alcuni ufficiali catturati vennero fucilati sul
posto. Altri militari, appena catturati, furono fucilati e anche gli addetti alla Croce Rossa patirono la stessa
160 V. nuremberg.law.harvard.edu, Harvard Law School Library Nuremberg Trials Project, Extract from a message to General Lanz
on negotiations with General Gandin on meeting with Mussolini, 14 settembre 1943; Extract from a message to General Lanz, on the refusal of
part of the Italian forces on Cephalonia to surrender, and negotiations with General Gandin, 15 settembre 1943. Lanz fu processato in uno
dei cosiddetti ‘processi secondari’ di Norimberga, per la strage di Cefalonia. V., oltre al citato volume di Pasquale Iuso, anche
Giovanni Giraudi, La Resistenza dei militari italiani all’estero - Grecia continentale e isole dello Jonio, Edizioni Rivista Militare, Roma, 1995.
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