Page 102 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
l’ordine ai Comandi dipendenti di ostacolare in qualsiasi modo uno sbarco tedesco e permettere, agevolan-
doli, quelli inglesi.
Quando i tedeschi occuparono l’isola, non solo fucilarono militari italiani e ne deportarono una parte in
Germania, ma, come era prevedibile, attaccarono anche una forte ricca comunità ebrea presente a Rodi, che
provvidero a inviare in Germania per lo sterminio, dal quale si salvarono pochissime persone .
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Nell’isola di Coo, dopo l’8 settembre, era stanziato il 10º Reggimento di Fanteria della Divisione Regina
(parte di questo reggimento era a Lero), con circa 4.000/4.500 uomini, comprese unità minori della Mari-
na, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, dei Finanzieri e delle Camicie Nere, al comando del colonnello Felice
Leggio, dipendendo dal Gruppo Armate Est ma, dal 9 settembre, poste sotto il controllo del Comando Su-
premo. Due giorni dopo l’armistizio, l’aviazione nazista bombardò per la prima volta quella isola. L’ordine
di Soldarelli fu di resistere a qualunque costo ai possibili attacchi tedeschi.
Il Reggimento Regina combatté strenuamente per la difesa dell’isola insieme ad alcuni reparti britannici. Nel settem-
bre i suoi battaglioni ebbero la meglio su quelli tedeschi che erano nell’isola e riuscirono anche a disarmarne alcuni.
Il 10 settembre era sbarcata una missione la ‘Arabic’, dello Special Operations Executive (SOE, v. infra), per
far accettare uno sbarco britannico e gli ordini al riguardo erano già pervenuti da Campioni . Nello stesso
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mese di settembre, come era successo per Lero e Samo, a Coo sbarcò anche un battaglione britannico. La
situazione delle guarnigioni italiane non era però molto buona, perché le loro difese costiere e contraeree
erano male in arnese, ricordò poi Churchill.
Coo era strategicamente molto importante, come Rodi, anche perché aveva un aeroporto dal quale i caccia
britannici avrebbero potuto operare, considerato che la Turchia aveva negato i suoi aeroporti agli alleati.
Molto spesso, però, la resistenza in quell’isola è stata dimenticata.
L’aeroporto di Coo fu messo rapidamente in grado di funzionare e furono sbarcati dai britannici 24 cannoni
Bofors per la difesa. Ovviamente quel sito divenne l’obiettivo principale del contrattacco nemico, con nume-
rose incursioni aeree che distrussero molte delle difese contraeree. La ricognizione aerea britannica aveva
informato la Marina alleata che un convoglio nemico si stava avvicinando all’isola ma non fu possibile in-
tercettarlo perché non erano disponibili mezzi navali in zona in quel momento, avendo dovuto ottemperare
ad altre esigenze belliche, richieste da Eisenhower, nonostante quelle pressanti di Churchill di occupare non
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solo Rodi ma anche Coo, per cercare di sottrarre alla Germania le isole dell’Egeo e Creta .
All’alba del 3 ottobre paracadutisti tedeschi si calarono sull’aeroporto. Molti di loro furono uccisi prima di
toccare terra. Riuscirono comunque ad annullare la difesa dell’unica compagnia presente, catturando tre bat-
terie di artiglieria, dirigendosi poi al vicino campo di aviazione di Antimakia, Intanto uno sbarco in forze era
avvenuto alle sette del mattino di quello stesso giorno, da un convoglio nemico intercettato dalla ricognizione
britannica. In meno di tre ore le truppe tedesche si erano ben collocate, per l’attacco da sferrare contro la città e
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l’aeroporto . Tutto si decise tra le 4.00 del mattino del 3 ottobre e il giorno successivo. I britannici, salvo quelli
che erano stati già catturati, lasciarono rapidamente l’isola, con pochi militari italiani (circa 800, continuarono
in vari modi una resistenza clandestina), raggiungendo la Turchia, lo stesso giorno dello sbarco tedesco.
La resistenza fu forte ma disperata, in attesa di rinforzi promessi da Cipro e da Lero, tanto che andò avanti a
oltranza. Rinforzi attesi che non arrivarono mai. I tedeschi, più forti numericamente, costrinsero il Coman-
dante del Reggimento a chiedere la resa, nel pomeriggio del 4 ottobre.
151 Agli inizi dell’occupazione italiana, la comunità ebrea aveva circa 4.500 persone. L’11 settembre 1943, quando i tedeschi oc-
cuparono l’isola, la comunità rimasta in loco era di circa 1.800 persone. Nel luglio 1944 i tedeschi usarono proprio le liste redatte
dagli italiani per deportare tutti gli ebrei da Rodi e anche dall’isola di Coo, verso Auschwitz; di questi solamente 163 sopravvissero.
Per la storia degli ebrei di Rodi, sotto occupazione italiana, v. Vittorio Alhadeff, Le Chêne de Rhodes. Saga d’une grande famille sépharade,
Éditions Paris Méditerranée, Cahors, 1998.
152 NAUK, HS 5 (Special Operations Executive: Balkans: Registered Files), 5/714, Dodecanese islands; Kos, Leros; operational reports on ARA-
BIC, ARCHIVE, DOUBLET, RODELL, 1943.
153 Churchill, Parte V, vol.I, cit., p.219 e ss.
154 NAUK, WO 106/3145, Island of Cos operation 1943: narrative by Colonel L.F.R. Kenyon e 106 /3146, Island of Cos operation: report
by Major H.M. Vaux. Per i dettagli dell’attacco tedesco Pietro Giovanni Liuzzi, Cefalonia e Coo. Stesso destino ingiusta memoria, Roma
Youcanprint, 2023, p.33 e ss.
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