Page 101 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           Churchill, un politico e uno stratega con una visione molto spesso lucida su future operazioni belliche,
           aveva chiesto al Comando del Medioriente di sostenere le truppe italiane di Creta, di Rodi e dell’Egeo, per
           opporsi ai tedeschi, proprio per mantenere un possesso strategico della zona e non solo, perché i britannici
           guardavano anche ad un loro futuro postbellico nell’area non solo dell’Egeo, ma anche in quella più vasta
           del Medioriente, che rimaneva nella politica di Londra, un punto fondamentale per la supremazia britanni-
           ca nel Mediterraneo. Churchill riteneva anche che, in questo modo, la Turchia sarebbe finalmente entrata
           in guerra e avrebbe concesso di conseguenza, l’uso degli aeroporti sul suo territorio finora negati, ritenuti
           fondamentali invece per il prosieguo del conflitto in Europa.
           Nell’agosto 1943 era stata decisa l’occupazione di Rodi, Lero e Coo da parte del Comitato Congiunto dei
           Capi di Stato Maggiore delle Forze Alleate ad Algeri, in collegamento con le decisioni prese a Québec. Il 10
           settembre il generale britannico Henry Maitland Wilson aveva preparato un piano di sbarco a Rodi e nelle
           altre isole dell’Egeo ma Eisenhower ritardò il progetto, subordinandolo al corso della guerra in Italia, con
           grande amarezza di Churchill che riteneva importante il possesso dell’arcipelago, per la supremazia bellica,
           in quel momento particolare del conflitto, nell’Egeo, parte integrante del Mediterraneo. Il Comandante
           Supremo americano non dava importanza strategica a quello specifico settore, anche se a un certo punto
           riconobbe che una eventuale supremazia britannica in quel Mare avrebbe potuto consentire l’afflusso di
           rinforzi piuttosto consistenti, ma aveva temuto che lo sforzo bellico relativo a quelle Isole avrebbe rallen-
           tato l’attacco alle forze tedesche occupanti in Italia per liberarla e, soprattutto, avrebbe anche indebolito lo
           sbarco in Normandia, cioè l’Operazione Overlord, che doveva definitivamente abbattere il nazismo sul suo
           territorio e in tutto il mondo democratico occidentale.
           Le Isole Dalmate, le Ioniche, Cattaro, Valona, il Dodecaneso, indubbiamente rappresentavano delle posizio-
           ni strategiche fondamentali nel Mediterraneo e anche per i Balcani. Il 12 settembre a Brindisi De Courten
           chiese all’ammiraglio Power, in quel momento Flag Officier Liaison Italy (FOLI), un aiuto alleato soprattutto
           aereo, per mantenerne il controllo. Al momento, gli alleati non tenevano in alcun conto le necessità italiane
           di quei militari che stavano resistendo ai tedeschi.
           Il 14 settembre Badoglio aveva chiesto al generale Mason-MacFarlane, capo della Military Mission Italian Army
           (MMIA) presso il governo di Brindisi, un rapido aiuto alleato, considerato che i tedeschi si stavano rapidamente
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           impadronendo delle isole Ionie e Dalmate; avevano occupato Rodi e stavano per attaccare Lero . Lo stesso
           giorno Wilson scrisse al Primo Ministro britannico che la situazione di Rodi era notevolmente peggiorata per-
           ché gli italiani avevano ceduto la città e il porto ai tedeschi, dopo un sia pur leggero bombardamento. Era stato
           quindi possibile fare solamente uno sbarco con mezzi d’assalto e non era stato possibile inviare l’8ª Divisione
           indiana pronta per l’operazione, ormai nel Mediterraneo centrale, per ordine dell’Ammiragliato.
           I britannici erano riusciti comunque a occupare l’isola di Castelrosso (Castellorizo) e a inviare missioni a
           Coo, Lero e Samo. Quello stesso giorno, 14 settembre, era previsto che una squadriglia di spitfire stabilisse
           a Coo una base e una guarnigione di fanteria britannica sarebbe stata paracadutata nella notte, così come
           un distaccamento di fanteria era in viaggio per Lero. Considerato che tutte le forze del Medioriente erano,
           però, agli ordini del generale Eisenhower, non era stato possibile preparare uno sbarco in forza su Rodi.
           Così come non fu fatto alcun tentativo di occupare Creta, dove la guarnigione tedesca aveva rapidamente
           disarmato gli italiani e aveva assunto la difesa dell’isola.
           Nonostante una mancata forte collaborazione alleata, a Rodi dove era il Comando della Divisione Regina,
           oltre a reparti dell’Esercito, con unità dei Carabinieri, della Marina e dell’Aeronautica, vi fu forte resistenza
           contro la divisione motorizzata tedesca Rhodos che aveva attaccato di sorpresa le forze italiane, ancora una volta
           nonostante accordi presi su una, peraltro improponibile coesistenza, visti gli ordini ricevuti da ambo le parti.
           Fu ordinata la resa da parte del Governatore del Possedimento italiano del Dodecaneso, ammiraglio Inigo
           Campioni (poi deportato in Germania) , e anche a Rodi, com’era accaduto in altre situazioni, 90 militari
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           italiani furono fucilati di cui 40 senza processo. Prima della resa, Campioni era riuscito, comunque, a inviare


           149   NAUK, PREM 3 - Prime Minister’s Office: Operational Correspondence and Papers, PREM, 3/242/3, settembre-ottobre 1943.
           150   Consegnato dai nazisti alla RSI, l’ammiraglio Campioni, accusato di tradimento, fu fucilato 24 maggio 1944 a Parma, insieme
           al contrammiraglio Luigi Mascherpa. Per una storia militare del Dodecaneso, v. Maria Gabriella Pasqualini, L’Esercito Italiano nel
           Dodecaneso 1912-1943. Speranze e realtà, Roma, Stato Maggiore Esercito, 2005.

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