Page 99 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           sto, il comandante tedesco del Gruppo Armate Sud-Est, la sera dell’8 settembre poco dopo le 22.00, intimò
           a Vecchiarelli, di scegliere se proseguire la guerra accanto alla Germania o essere disarmato.
           La complessa struttura dei Comandi complicava ulteriormente la condizione dell’Armata. Il Comando delle
           truppe italiane aveva sede a Napoli, sempre dipendente dal comando tedesco della Fortezza di Creta. La Ma-
           rina aveva a Creta un comando a La Canea con quattro batterie costiere e alcune unità navali. Il Comando
           Marina dipendeva da quello italiano dell’Asia settentrionale che aveva sede ad Atene. Le unità navali che si
           trovarono a Creta il giorno dell’armistizio erano in tutto 13 e le truppe italiane assommavano a 21.700 unità
           di cui 880 ufficiali.
           Il Comandante decise di impartire l’ordine di disarmo per le truppe, ritenendo di aver deciso per il meglio,
           dopo aver considerato la situazione che, obiettivamente, sembrava non permettere altro: era evidente che,
           pur essendo superiori numericamente, in quelle condizioni non sarebbe stato facile reagire contro i tedeschi,
           anche se vi erano condizioni di difesa favorevoli ma non vi erano i mezzi e le munizioni necessarie, per
           sostenere dei combattimenti; soprattutto non vi era certezza nei collegamenti strategici così come in una
           qualsiasi possibile collaborazione dell’Aviazione, considerando l’area dove l’assistenza aerea avrebbe dovuto
           operare, piena di montagne, con una popolazione ostile agli italiani e con partigiani che già potevano con-
           trollare delle zone estese del territorio.
           Molti militari non accettarono queste decisioni e non intendevano obbedire agli ordini: nella loro particolare
           analisi ‘giuridica’, i tedeschi sosterranno, poi, che i militari italiani erano divenuti dei ‘ribelli’ perché non si
           erano uniformati all’ordine superiore.
           Hitler aveva perentoriamente ordinato di disarmare le unità italiane e quindi di fronte al rifiuto di continuare
           la guerra a fianco della Germania, in caso di combattimento, tutti gli ufficiali catturati dovevano essere giu-
           stiziati senza processo; stessa sorte per tutti i militari italiani che venivano trovati in abiti civili. Con la firma
           di questo ordine iniziò la deportazione dei soldati e degli ufficiali italiani i quali, pur obbedendo agli ordini
           di disarmo, furono, però, subito catturati e immediatamente avviati nei campi di prigionia in Germania.
           I combattimenti iniziarono nella notte del 9 settembre quando la divisione Pinerolo, in Tessaglia (con tre
           Reggimenti di Fanteria e un Reggimento di Artiglieria da campagna e con altri minori reparti) insieme ai
           Reggimenti di Cavalleria Lancieri Aosta e Lancieri Milano, avendo rifiutato la cessione delle armi, fu attaccata
           da reparti tedeschi, per impossessarsi dell’aeroporto di Larissa. L’attacco fu respinto. Arrivò un ordine dal
           Comando della 11ª Armata al generale Adolfo Infante, comandante della Divisione, di cedere artiglierie e
           armi pesanti ai tedeschi. Infante decise di non obbedire, trasferendo tutti i suoi uomini nella zona del Pindo
           e firmando, l’11 settembre, un patto di cooperazione con una missione inglese già presente sul territorio,
           di supporto economico, finanziario e logistico alla resistenza greca contro i tedeschi, e con i partigiani gre-
           ci dell’Esercito Popolare Greco di Liberazione (ELAS, con un determinante orientamento comunista) e
           con l’Esercito Nazionale Democratico Ellenico (EDES, anticomunista) e il Fronte di liberazione nazionale
           (EAM). L’accordo con la resistenza locale era necessario.
           Scioltasi ormai la Divisione, i militari italiani, in formazioni più snelle, al livello massimo di compagnia,
           furono di grande aiuto nella guerra partigiana locale in una serie di duri combattimenti, conseguendo suc-
           cessi quali la ripresa dell’aeroporto di Larissa, effettuato dai Lancieri del Reggimento Aosta. L’accordo con
           i partigiani greci però non andò sempre a buon fine, nonostante fossero in quel momento uniti nella resi-
           stenza contro i tedeschi. Il popolo greco non aveva dimenticato che nel 1941 la Grecia era stata occupata da
           tedeschi e italiani, che avevano instaurato un governo filonazista. In quell’anno si era organizzata la prima
           resistenza locale e per i partigiani greci non fu facile accettare senza sospetti e senza problemi l’aiuto delle
           divise italiane, precedentemente viste come occupanti.
           Nonostante l’aiuto dato e gli atti di valore compiuti, infatti, il 14 ottobre il Comandante della Pinerolo, presso
           il Comando dell’ELAS (che in quel periodo aveva ricominciato ad attaccare proprio in Tessaglia i combat-
           tenti dell’EDES, partigiani anch’essi ma politicamente opposti), ebbe la notizia che per alcuni dichiarati
           problemi di carattere soprattutto logistico e operativo, l’aiuto militare italiano non era più necessario. Non
           solo: i soldati italiani furono disarmati dai partigiani, e le vive proteste del generale Infante presso la Com-
           missione britannica di controllo non poterono sortire alcun effetto pratico. Gli italiani furono avviati verso
           campi di concentramento dove molti di loro persero la vita. I sopravvissuti furono rimpatriati solo alla fine
           di agosto 1944, in poche unità.


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