Page 95 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           e procedette alla cattura di Rosi, trasportato poi in aereo a Belgrado, e di altri alti ufficiali. A quel punto i
           tedeschi cercarono di convincere il generale Lorenzo Dalmazzo, comandante della 9ª Armata, dislocata tra
           l’Albania e la zona costiera della ex Jugoslavia, ad assumere il Comando lasciato dal generale Rosi.
           Dalmazzo pensava di far spostare i Corpi d’Armata VI e XIV che operavano in Dalmazia e Montenegro
           e di muoversi verso nord-est per tenere il più possibile raggruppate tutte le forze italiane ma non c’erano
           sufficienti autocarri per trasportare le truppe.
           I Comandi delle varie Unità e responsabili dei reparti a tutti livelli compresero che l’unica soluzione era
           quella di avviare i propri dipendenti verso i porti, per poterli far imbarcare verso la Puglia. La situazione si
           fece sempre più difficile anche perché negli spostamenti, i vari reparti venivano attaccati dai partigiani locali.
           Dalmazzo fu costretto a firmare l’ordine di disarmo, e, con questo, la resa, e i reparti italiani si avviarono
           verso scioglimento. Del resto poco si poteva fare perché la Wehrmacht si era collocata con reparti corazzati e
           motorizzati nei punti principali delle arterie stradali, negli aeroporti ed erano anche molto vicini ai vari porti,
           che erano gli obiettivi fondamentali della loro avanzata, per impedire sbarchi angloamericani. Il possesso
           dei porti però era l’unica possibilità per gli italiani per rientrare in patria o per ricevere, via mare, i rinforzi o
           notizie circa l’andamento delle operazioni belliche, perché, tra le altre difficoltà intervenute, le reti telegra-
           fiche, telefoniche e, anche quelle via cavo erano state interrotte, a mano a mano che i tedeschi occupavano
           il territorio. Fu molto chiaro che erano ormai padroni delle vie di comunicazione senza avere più Grandi
           Unità nemiche come ostacolo alla loro espansione nei Balcani.
           In quel territorio, subentrarono anche altri elementi esterni che resero ancora più difficile la situazione delle
           truppe italiane, come accadde ad Argirocastro il 13 settembre mattina, quando la città, dove era giunta una
           parte della Divisione Perugia in trasferimento dal Montenegro, fu attaccata da 8.000 nazionalisti albanesi e
           circa 10.000 partigiani comunisti che circondarono la città. Fu chiesto agli italiani dai nazionalisti la con-
           segna delle armi entro le ore 17.00 del 14 settembre. La richiesta intimidatoria non fu accettata e quindi i














































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