Page 90 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
confusa perché le truppe italiane furono costrette a mano a mano a mettere in atto movimenti per sfuggire
all’accerchiamento e cercare il contatto con i partigiani.
Alcuni reparti della Venezia e della Taurinense iniziarono a combattere insieme ai partigiani, resistendo all’of-
fensiva dei tedeschi tanto che l’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia (EPLJ), ritenne necessario e
molto utile arrivare, però, a un accordo con i soldati italiani. Fu proposta una forma di collaborazione su un
sicuro impegno di lotta contro i tedeschi; l’altra alternativa era per l’Esercito italiano arrendersi e consegnare
le armi e quindi, in seguito, essere sicuramente annientati. Il generale Oxilia, a capo della Venezia, chiese 48
ore per decidere. Accettò di collaborare. Ai primi di dicembre a Pljevlja (città a nord-est del Montenegro), si
costituì una divisione italiana che operava al fianco dei partigiani, integrata nel II Korpus dell’EPLJ: la Divi-
sione Italiana Partigiana ‘Garibaldi’. Aveva quattro brigate con 1.300 uomini ciascuna e batterie di artiglieria; 11
battaglioni di lavoratori con artiglieria e mezzi del Genio in sovrannumero, furono inquadrati direttamente
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nelle brigate jugoslave . In questa Divisione Partigiana, insieme alle altre Armi, vi erano i carabinieri delle
Sezioni mobilitate 258ª, 280ª, 411ª, 412ª, già integrate nella Venezia e nella Taurinense. Erano presenti anche
quelli della 2ª compagnia del XXIV Battaglione Carabinieri mobilitato e reparti minori dell’XI Battaglione
Carabinieri; a questi si aggiunsero altri elementi che dai vari comandi dei Balcani, raggiunsero la Garibaldi,
in tutto 500 uomini dell’Arma.
È importante ricordare che in questa Divisione i militari mantennero le divise e le stellette, con un fazzoletto
rosso al collo, per farsi riconoscere, ricordando Garibaldi.
Questa soluzione fu accettata perché era evidente che vi erano grandi difficoltà nel collegarsi col governo
di Brindisi e con le altre Unità funzionanti dell’Esercito, anche localmente, e quindi la decisione fu presa
in coscienza, con dignità e coraggio, ritenendo che in questo modo si continuavano a rispettare gli ordini
provenienti da Brindisi. Così gli appartenenti alle Divisioni Taurinense e Venezia, compresi i Carabinieri, in
essa inseriti, come elementi della Guardia di Finanza e delle Guardie di Frontiera, iniziarono a combattere
a fianco degli jugoslavi. La Garibaldi, divenuta una componente dell’EPLJ, fu composta da ufficiali e soldati
dell’Esercito italiano, comandati dal generale Giovanni Battista Oxilia e dal generale Lorenzo Vivalda, già a
capo della Taurinense. Il Comando EPLJ pretese anche di ottenere il cifrario di collegamento con Brindisi,
che servì poi quando agli italiani fu imposto dagli Alleati di collegarsi con Brindisi, attraverso gli jugoslavi.
Nei numerosissimi cruenti combattimenti la Divisione dimostrò agli jugoslavi la forza di carattere e l’im-
pegno dei militari italiani contro i tedeschi . Non sempre furono facili le relazioni tra i due gruppi ma
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indubbiamente riuscirono insieme ad avere numerosi successi. Alcune delle difficoltà furono legate proprio
al fatto che la Divisione italiana non poteva comunicare direttamente con Brindisi, ma doveva passare at-
traverso i comandi jugoslavi e quelli Alleati per qualsiasi contatto volesse avere con l’Italia; inoltre i britan-
nici non capivano (o non volevano capire), alcune necessità dei reparti italiani, cercando anche di sminuire
presso l’AFHQ di Algeri l’apporto di quei militari combattenti con coraggio. In realtà aveva dato e stava
dando l’impostazione a tutte le operazioni in Jugoslavia, il generale britannico Henry Maitland Wilson, Co-
mandante in Capo delle Forze Alleate per il Medio Oriente, il quale aveva deciso che, per vincere i tedeschi
in Jugoslavia e farli ritirare verso il loro territorio, per poi sconfiggerli definitivamente, occorreva che, nei
Balcani, partigiani jugoslavi e militari italiani unissero le loro forze per combattere il nemico Era conseguen-
te al progetto di non impegnare forze angloamericane, per quanto possibile nella regione balcanica.
In molti casi ci fu anche un importante concorso dell’Aeronautica italiana (alla quale di volta in volta il Co-
mando Alleato dava l’autorizzazione per il movimento e non sempre con la necessaria tempestività), per
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i necessari rifornimenti, facendo anche operazioni di grande rischio, soprattutto nel mese di maggio 1944,
quando i combattimenti si intensificarono e le perdite furono numerose.
Nell’agosto 1944 ci fu un episodio particolare in cui la Divisione italiana impegnò le truppe tedesche, rom-
pendone l’assedio, sul Monte Durmitor, nel Montenegro, per permettere, ai partigiani jugoslavi, la ritirata
137 L’Esercito italiano dall’Armistizio…, cit., p.56.
138 Per i dettagli dei vari combattimenti sostenuti e dei risultati, v. L’Esercito italiano dall’Armistizio… cit., p.51 e ss.
139 Per dettagli Angelo Lodi, L’Aeronautica italiana nella guerra di liberazione. 1943-1945, Stato Maggiore Aeronautica, Ufficio Stori-
co, Roma 1975, capitolo II, L’Aeronautica dopo l’Armistizio… p. 19 e ss.
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