Page 91 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
dei feriti e delle loro strutture ospedaliere importanti . Le truppe del Reich iniziarono avere dei problemi
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sul territorio, ma fu solo nell’autunno 1944 che la pressione tedesca si attenuò e si poté iniziare a pensare al
rimpatrio della Garibaldi.
Nel marzo 1945 Oxilia, richiamato a Brindisi, assunse l’incarico di Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito
e al comando della Garibaldi lo sostituì Vivalda che tenne il comando fino al 1º luglio, sostituito dal maggiore
Carlo Ravnich, ultimo comandante della Divisione, che in quel periodo contava ancora circa 3.000 combat-
tenti, oltre agli addetti alla scorta e i battaglioni dei lavoratori.
Il 2 febbraio 1945 fu ordinato il rimpatrio della Garibaldi che terminò il rientro in Italia il 15 marzo 1945. In ori-
gine la forza militare era stata di 16.000 uomini ma 600 furono i Caduti; in tutto rientrarono 3.800 uomini armati
e in seguito 4.600, dai campi di prigionia. 2.500 militari erano precedentemente rientrati perché feriti o ammalati.
La pressione tedesca sui partigiani e sulla Divisione fu sempre molto forte e gli italiani, come gli jugoslavi,
dovettero contare numerosissime perdite. Esecuzioni sommarie di ufficiali catturati continuarono in ogni
parte del territorio, ogni volta che combattenti italiani diventavano prigionieri e in seguito, se non uccisi,
internati. Una delle pagine certamente più dolorose per l’Italia nella storia della Seconda guerra mondiale.
Con una rapida sintesi, occorre anche ricordare che la resistenza ai tedeschi iniziò poco dopo l’armistizio
a Spalato anche con l’aiuto dei partigiani, quando la Divisione di Fanteria Bergamo dovette fronteggiare la
palese aggressività dei tedeschi, organizzando una difesa intorno alla città. Per 19 giorni i reggimenti della
Divisione riuscirono a resistere ai tedeschi che avevano più forze e mezzi; la Luftwaffe bombardò violente-
mente la città e i resistenti, provocando numerose perdite tra i militari e la popolazione civile. La guarnigione
dovette arrendersi. Con un Tribunale di Guerra immediatamente costituito, i tedeschi inviarono nei campi
di concentramento i militari catturati, procedendo alla fucilazione di tre generali (Salvatore Pelligra, Alfonso
Cigala Fulgosi e Raffaele Policardi), e 45 ufficiali. Gli altri furono avviati ai campi di concentramento.
Il comandante del IX Battaglione Carabinieri Mobilitato, tenente colonnello Luigi Venerandi e il coman-
dante dei Carabinieri del XVIII Corpo d’Armata, tenente colonnello Attilio Venosta, costituirono una for-
mazione armata di circa 350 elementi non catturati della Divisione, carabinieri compresi, per difendere la
città insieme ai partigiani jugoslavi. Questa formazione prese il nome di Battaglione Carabinieri Garibaldi e in
termini cronologici, fu la prima unità organica italiana ad entrare in azione contro i tedeschi in quell’area.
Conseguì successi nel combattimento che, bloccando i reparti tedeschi sulle loro posizioni, consentirono
uno svincolo delle unità partigiane jugoslave, permettendo loro di attestarsi su posizioni più importanti. Il
Battaglione attivò una serie di operazioni di guerriglia che continueranno nella lotta contro i tedeschi fino
alla liberazione. Questo Battaglione partecipò anche alla conquista di Zagabria, insieme al Battaglione Mat-
teotti, che si era formato con altri militari di Spalato scampati alla cattura.
Fino alla primavera del 1945 operò contro i tedeschi anche la Brigata Partigiana Italia, che si era formata
dall’unione dei Battaglioni Garibaldi e Matteotti, ai quali si erano uniti i Battaglioni Mameli e Fratelli Bandiera,
integrati da prigionieri di guerra italiani liberati. Nel febbraio 1945 questa Brigata, divenuta Divisione, con-
tinuò a combattere entrando a Zagabria il 12 maggio 1945.
Era rimasta a Ragusa (Dubrovnick) la 32ª Divisione Marche, al comando del generale Giuseppe Amico, e la Di-
visione Messina, che facevano parte del VI Corpo d’Armata, comandato dal generale Alessandro Piazzoni, che
nell’agosto del 43 era in Erzegovina. L’8 settembre Piazzoni si mise in contatto con il Comando del Gruppo
Armate Est che non diede particolari istruzioni, salvo quelle di seguire quanto richiesto dal Comando Supremo.
Come era successo altrove, alle 22 dell’8 settembre, il console italiano di Mostar chiamò Piazzoni per in-
formarlo che il comandante della SS Prinz Eugen aveva avuto l’ordine di assumere la difesa della costa, mar-
ciando su Ragusa. La risposta di Piazzoni fu che se la divisione tedesca avesse marciato su Ragusa, questo
atto sarebbe stato considerato un’aggressione e quindi il Corpo d’Armata avrebbe reagito con le armi. Il
Generale tentò di prendere il tempo, chiedendo che i tedeschi inviassero un ufficiale a Ragusa per discutere
della situazione ma, come era avvenuto in altri casi, ci fu un ulteriore ultimatum: arrendersi o attacco.
140 V. Per i dettagli di questa battaglia, Frederick William Dampier Deakin, The embattled Mountain, Oxford University Press, 1971:
il 28 maggio del 1943, insieme ad un altro ufficiale, si era paracadutato sulle montagne del Montenegro, al comando della prima
missione militare alleata britannica presso la sede del comando di Tito. Fu assistente letterario dopo la guerra, di Winston Chur-
chill, e storico britannico.
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