Page 87 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           tedeschi come nemici, ma le truppe italiane presenti non avevano avuto bisogno di attendere questo ordi-
           ne, per iniziare a resistere. Il 12 settembre Magli aveva dato risposta negativa a un messaggio personale di
           Kesselring con una offerta di collaborazione militare. La stessa sera iniziarono gli attacchi a sud di Bastia;
           le posizioni intorno alla città caddero e quindi i tedeschi poterono entrare nel porto. Il 13 settembre arri-
           varono nell’isola, via mare, delle unità gaulliste composte in gran parte da truppe marocchine (4ª Divisione
           Marocchina da Montagna), che si accordarono con il Comandante italiano per procedere contro i tedeschi.
           Fin dai primi contatti emersero, però, delle difficoltà per quella che poteva essere una positiva cooperazione
           italo-francese: Parigi non voleva un intervento militare italiano in Corsica di grande successo, che potesse
           poi essere fatto valere al tavolo della pace, quando sarebbe occorso far considerare gli italiani solo vinti e
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           non ‘cobelligeranti’ .
           I combattimenti delle divisioni Friuli e Cremona, ai quali parteciparono tutte le forze italiane presenti, si
           protrassero dal 12 settembre al 4 ottobre, quando Bastia fu ripresa dalle forze italiane e da quelle francesi,
           liberando totalmente la Corsica. In città il primo a entrare fu un reparto del LXXI Battaglione Bersaglieri
           Motociclisti.
           Il Corpo d’Armata rimase nell’isola per un certo periodo di tempo ma tra il 15 ottobre e il 15 novembre fu
           trasferito in Sardegna, anche per volere dei francesi, da dove poi sarebbe ritornato in Italia per partecipare
           alla Guerra di Liberazione. Nel luglio 1944 la Divisione Friuli, che era rimasta nell’isola con circa 7.000 uo-
           mini, privati delle armi salvo quelle individuali, sbarcò a Napoli, ridotta in tutto a poco più di 3.000 elementi.



           La resistenza fuori dai confini nazionali.

           Nei Balcani


           Ebbero i più gravi problemi le Grandi Unità che si trovavano al di fuori dei confini italiani. Mentre alcuni
           reparti dovettero arrendersi ai tedeschi, altri decisero di combattere e resistere. I collegamenti radio con
           Brindisi furono sempre molto complessi e difficili da realizzare. In sintesi i militari italiani si trovarono a
           combattere prima, come membri regolari dell’Esercito italiano e, dopo l’armistizio, integrati in formazioni
           partigiane jugoslave, albanesi e greche.
           Secondo quanto richiesto il 18 agosto 1943, a Québec dal Comitato Congiunto degli Stati Maggiori, in
           una loro memoria indirizzata a Eisenhower, il Governo Italiano, al momento dell’armistizio, doveva fare
           in modo di mettere in grado le formazioni italiane nei Balcani di marciare verso la costa con l’obiettivo di
           essere trasportate in Italia dalle Nazioni Unite .
                                                      130
           Il punto 8 dell’armistizio firmato a Cassibile il 3 settembre stabiliva che tutte le forze armate italiane avrebbero
           dovuto essere richiamate e ritirate su territorio italiano da ogni partecipazione alla guerra da qualsiasi zona in cui fossero
           in quel momento impegnate  131 .
           Fu ampiamente riconosciuto, a posteriori, da Churchill che le truppe italiane nei Balcani furono colte di
           sorpresa dalla dichiarazione di resa… molte unità rimasero chiuse nella trappola di posizioni disperate tra locali forze
           partigiane e vendicativi tedeschi. Ci furono rappresaglie spietate. La guarnigione italiana di Corfù, forte di oltre 7000 uomini,
           fu quasi tutta massacrata dagli ex alleati. Le truppe italiane dell’isola di Cefalonia resistettero fino al 22 settembre. Molti dei
           superstiti furono fucilati e il resto deportato in Germania. Alcune guarnigioni delle isole riuscirono a fuggire a piccoli gruppi in
           Egitto. In Albania, sulla costa dalmata e nell’interno della Jugoslavia vari distaccamenti si unirono ai partigiani. Più spesso
           vennero deportati o ai lavori forzati e loro ufficiali furono uccisi. Nel Montenegro le Divisioni Garibaldi che Tito aveva costi-
           tuito con gli effettivi di quasi due divisioni italiane, dovevano giungere alla fine della guerra gravemente decimate. Nei Balcani


           129   Archivio Ufficio Storico del Ministero degli Affari Esteri (AUSMAE), Affari Politici, anni 1945, b. 98, Truppe italiane in Corsica.
           Atrocità commesse dalle truppe francesi ai nostri danni.
           130   FURS, Conferences at Washington and Québec, The Combined Chief of Staff to the Commander in Chief, Allied Force
           Headquarters (Eisenhower), 18 agosto 1943, p.1060/1.
           131   Ai sensi dell’articolo 44 dell’armistizio ‘lungo’ firmato a Malta, era da considerarsi autentico il testo inglese: art. 8. Immediate
           withdrawal to Italy of  Italian armed forces from all participation in the current war from whatever areas in which they may be now engaged.

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