Page 84 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
Soldati italiani, che rifiutarono di combattere con i tedeschi, furono catturati ad Ancona il 15 settembre e
deportati in Germania; molti contadini locali, con l’aiuto di numerosi ex ufficiali italiani, soprattutto nel
Maceratese, ebbero il coraggio di nascondere decine di prigionieri di guerra in fuga, evasi dalla prigionia o
dall’internamento, soprattutto britannici. Rifiutarono i bandi di lavoro obbligatori che erano stati già emessi
nel settembre 1943 e altrettanto fecero con i bandi di leva della RSI, come peraltro accadde in molte altre
regioni dell’Italia settentrionale.
Molti furono coloro che parteciparono alla resistenza marchigiana, circa 5.000 uomini, dei quali caddero
900; nelle rappresaglie nazifasciste morirono anche 300 civili. 600 marchigiani si arruolarono come volontari
nel Corpo Italiano di Liberazione, perdendo in battaglia 32 elementi. Integrarono il movimento di resi-
stenza nazionale con una percentuale tra il 5 e il 6% totale, in ‘bande’ partigiane e furono molto impegnati
specialmente nell’antiguerriglia tra il marzo e il maggio 1944. Come spesso accaduto i militari, soprattutto i
Carabinieri, restavano al loro posto, aiutando clandestinamente la resistenza e spesso subendo rappresaglie
come ad esempio il maggiore Pasquale Infelisi comandante di Macerata che, rifiutandosi di prestare giura-
mento alla RSI, fu internato con tutta la famiglia presso il locale ospedale psichiatrico; fu poi fatto arrestare
dai fascisti il 14 giugno 1944, consegnato ai tedeschi e giustiziato con colpi di mitra alle spalle. Il 30 giugno
1944 i tedeschi vennero sconfitti dai partigiani e abbandonarono subito dopo la città di Macerata.
L’occupazione nazista nelle Marche, dal sud verso il nord, portò una serie di saccheggi, razzie, rastrellamen-
ti, deportazioni e stragi nell’Ascolano, nella zona di Camerino e poi nel Maceratese, nell’Anconetano e nel
Pesarese. A questo stato di cose si oppose un gruppo di militari e cittadini e tra coloro che diedero un’attiva
collaborazione a questa resistenza marchigiana ci fu anche Carlo Alberto dalla Chiesa. Era giunto a San Be-
nedetto del Tronto nella tarda estate del 1943, quale Comandante di quella tenenza. Tra i suoi compiti isti-
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tuzionali oltre alla pubblica sicurezza, ebbe il controllo e l’ispezione della flottiglia della Guardia Costiera .
Come primo atto di resistenza concreta tra il 12 e il 15 settembre, insieme agli armatori e ai partigiani, dalla
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Chiesa e il maresciallo maggiore dell’Arma, Luciano Nardone , disarmarono i pescherecci, sottraendo
armi, trasportandole prima nella caserma della Guardia di Finanza e poi nelle grotte di Monte Brucicchio
vicino la cittadina; armi poi utilizzate dai partigiani piceni nei successivi scontri tra il 2 e il 5 ottobre 1943, e
nelle attività della prima organizzazione partigiana locale conosciuta come la ‘Banda Postiglione’ dal nome
di colui che la comandò, il maggiore Italo Postiglione: era stata costituita in quella zona dal 19 settembre e
ad essa il giovane tenente dalla Chiesa aveva aderito la sera del 3 ottobre. Egli fu poi protagonista insieme al
guardiamarina Giovanni Nebbia di un’altra notevole azione nella notte fra il 4 e il 5 ottobre: essendo venuto
a sapere che i tedeschi sarebbero giunti da Ancona per il sequestro di tutta la flotta peschereccia, 16 natanti,
per trasferirla sotto il loro comando, i due riuscirono ad avvisare gli armatori i quali si imbarcarono rapida-
mente verso Termoli e le isole Tremiti, con alla guida il Nebbia ed evitarono il sequestro.
I tedeschi lo tenevano sotto controllo perché sapevano che non intendeva dar la caccia ai partigiani e quindi
era arrivato il momento per dalla Chiesa di lasciare San Benedetto: si imbarcò su un moto peschereccio che
gli inglesi avevano adibito al recupero dei prigionieri delle zone occupate, arrivando a Bari dove riprese ser-
vizio nella tenenza di quella città. Il resto della carriera del giovane tenente divenuto generale è ben noto .
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Anche nella regione del Piemonte la resistenza fu molto forte soprattutto nell’Astigiano e nel Cuneese
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dove vi furono 16 ‘Bande Garibaldine’; 12, ‘Autonome’; 12, ‘Giustizia e Libertà’; 7, ‘Matteotti’; 3, ‘Rinno-
vamento’ e 9 brigate non indivisionate, per un totale di 43.685 partigiani combattenti di cui 1.478 donne;
120 Mattia Nese- Ettore Serio, Il Generale dalla Chiesa, Roma, Adn Kronos, 1982, p.10-11.
121 Nardone fu poi ucciso nel pomeriggio del 28 novembre 1943 essendo intervenuto nel centro di San Benedetto del Tronto
dove alcuni soldati tedeschi stavano rubando una buona scorta di cibo in un negozio di alimentari.
122 Per le vicende del ‘tenente’ dalla Chiesa v. Alfonso Manzo - Alessia Glielmi, Carlo Alberto dalla Chiesa. Soldato, Carabiniere, Pre-
fetto, a cura di Francesco d’Ottavio, Stato Maggiore della Difesa, Ufficio Storico, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, dicembre
2022, alla p. 15 e ss; Marco Severini, Ernesto Bergamin e Carlo Alberto dalla Chiesa: due protagonisti della resistenza marchigiana in Rivista
dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in provincia di Cuneo “D. L. Bianco”, Atti della giornata di
studi, Saluzzo, 7 novembre 2014, n. 87 giugno 2015, cit., p.119-138.
123 Con la guerra in casa. La provincia di Cuneo nella resistenza 1943-1945 (a cura di Michele Calandri e Marco Ruzzi), Istituto Storico
della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo, PRIMALPE Editore, Cuneo, maggio 2016.
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