Page 79 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO



           Il 16 ottobre del 1943, l’infausto giorno del rastrellamento degli ebrei a Roma, venne votata una mozione
           con tre punti importanti, di cui il primo era assumere, sia pure virtualmente ma appena possibile, concreta-
           mente, i poteri costituzionali dello Stato, con l’obiettivo di raggiungere la concordia nella nazione e soprat-
           tutto di promuovere, in futuro, una decisione politica popolare. I presenti confermarono di voler condurre
           la guerra di liberazione a fianco degli Alleati e decisero di chiedere alla popolazione, alla fine del conflitto,
           di esprimere la propria volontà sulla forma istituzionale dello Stato: la Monarchia era, ormai, agli occhi
           della maggior parte del popolo, non adatta come forma istituzionale e soprattutto politica, avendo il Re
           accettato il Fascismo, con tutto quello che aveva comportato e stava comportando in un conflitto che aveva
           depauperato di uomini e mezzi la Nazione, per non ricordare l’infausta firma apposta per la promulgazione
           delle Leggi Razziali nel 1938. Quindi occorreva avere una nuova architettura statuale che permettesse una
           ricostruzione democratica e antifascista del Paese. Non partecipò per questa ragione il Partito Repubblicano
           Italiano per la sua posizione contro un assetto istituzionale monarchico; non parteciparono anche dei grup-
           pi di sinistra per la stessa ragione.
           Il trasferimento del Re a sud fu interpretato come una fuga, e quello del governo di Badoglio, come estrema
           debolezza.
           Anche gli Alleati erano dell’opinione che la decisione sulla struttura costituzionale dell’Italia, monarchia o
           repubblica, dovesse essere posticipata alla fine del conflitto: si legge nel memorandum sopra citato

                       The three Governments [Great Britain, the United States and the Soviet Union] acknowledge the Italian
                       Government’s pledge to submit to the will of  the Italian people, after the Germans have been driven from Italy, and
                       it is understood that nothing can detract from the absolute and untrammeled right of  the people of  Italy by constitu-
                       tional means to decide on the democratic form of  Government they will eventually have…
           Vittorio Emanuele III aveva compreso che ormai era arrivato il momento di lasciar governare il Principe
           Ereditario e fece intendere che avrebbe preso una decisione dopo il suo rientro a Roma e quello del Gover-
           no, con il ripristino della sovranità nazionale.
           Il CLN si divise in Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia - CLNAI e Comitato di Liberazione Na-
           zionale Centrale - CLNC e fu di fatto un organismo clandestino durante la resistenza e quando a nord ci
           furono le insurrezioni popolari per la liberazione delle città, assunse poteri di governo per delega.
           Ogni partito rappresentato nel CLN organizzò e coordinò formazioni militari partigiane.



           L’Italia è divisa in due. La Resistenza militare e civile si diffonde su tutto il territorio nazionale

           Fra gli episodi di una prima resistenza, subito dopo la firma dell’armistizio, non è possibile dimenticare quel-
           lo che è successo nel mese di settembre 1943 a Napoli, dove popolazione e militari, insieme, combatterono
           e resistettero ai tedeschi.
           Le azioni di resistenza coinvolsero l’Esercito con i Carabinieri, la Marina e l’Aeronautica, oltre a civili armati,
           con una collaborazione solidale, contro quelle truppe occupanti che ormai da molto tempo erano state con-
           siderate ‘nemiche’, nonostante fossero ufficialmente rappresentanti di un paese ‘alleato’, la Germania e un
           regime, quello fascista, del quale si era ben capito ormai quali caratteristiche avesse di dittatura e corruzione,
           attendendo il momento giusto per cambiare la situazione. E il momento era arrivato.
           Città e porto erano un obiettivo di primaria importanza dal punto di vista strategico, sia per la guerra navale
           nel Mediterraneo e in seguito per la cosiddetta ‘campagna d’Italia ‘. Napoli era sempre stata il principale
           porto italiano e sede, dal punto di vista militare, di tutte le partenze per le missioni nel Mediterraneo, e in
           Africa, appunto per la sua ottima collocazione geografica e infrastrutturale per l’epoca.
           Fin dal primo inizio della guerra, la città partenopea aveva subito moltissimi bombardamenti, divenendo
           quella che si definisce come ‘città martire’, con concessione di Medaglia d’Oro al Valor Militare . Le incur-
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           sioni aeree angloamericane del gennaio e febbraio 1943, ormai divenute giornaliere, provocarono distruzio-
           ni e molte perdite di vite umane oltre un gran numero di feriti.



           112   La Stampa, 16 giugno 1943, per quanto riguarda i bombardamenti di Napoli in particolare.

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