Page 76 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”
sorvolato a bassa quota la località di montagna e numerosi ufficiali nazisti muoversi nella zona dell’Aquila.
La ragione di tale liberazione, da Churchill definita rapimento 106 , in coordinamento con la capitolazione di
Roma, anche se già progettata dopo il 25 luglio, era evidente: la figura del Capo del Fascismo, dell’alleato era
necessaria per mascherare una occupazione nazista con un governo ‘legittimo’, meglio dire legittimato, e
contrastare quello che era considerato il governo ‘traditore’ e ‘illegittimo’ di Brindisi. Mussolini era diventato
un utile strumento di guerra del Terzo Reich, ma indirettamente fu utile anche al governo di Brindisi perché,
come scrisse Churchill a Stalin il 21 settembre:
…ora che Mussolini è stato posto dai tedeschi a capo di un cosiddetto governo fascista repubblicano, è essenziale
controbattere questa mossa, facendo tutto il possibile per rafforzare l’autorità del Re e di Badoglio, che hanno firmato
l’armistizio e fedelmente lo hanno osservato meglio che hanno potuto, cedendo anche il grosso della loro marina da
guerra…. 107
Il 30 settembre Churchill redasse una dichiarazione che fu poi approvata dal presidente Roosevelt e da Stalin ,
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comunicata a Badoglio solo il 18 ottobre; il giorno prima gli era stato confermato che non era previsto l’impie-
go su vasta scala delle Forze italiane essendovi alcune difficoltà di comando, di sostentamento e di rinnovo .
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L’Italia non era un ‘alleato’ ma se ne riconosceva finalmente una ‘cobelligeranza’, necessaria anche agli Alle-
ati per conseguire l’obiettivo finale. Si legge nel memorandum del Vice Capo della Missione Militare Alleata
Taylor consegnato a Badoglio a Brindisi il 18 ottobre 1943, la dichiarazione tripartita, diramata simultanea-
mente a Washington, Londra e Mosca subito dopo la dichiarazione di guerra alla Germania fatta dall’Italia:
the Governments of Great Britain, the United States and the Soviet Union acknowledge the position of the Royal
Italian Government as stated by Marshal Badoglio and accept the active cooperation of the Italian nation and Ar-
med Forces as a co-belligerent in the war against Germany. The military events since September 8 and the brutal
th
maltreatment by the Germans of the Italian population, culminating in the Italian Declaration of War against
Germany have in fact made Italy a co-belligerent and the American, British and Soviet Governments will continue
to work with the Italian Government on that basis. …. E comunque The relationship of co-belligerency between
the Government of Italy and the United Nations’ Governments cannot of itself affect the terms recently signed 110 ,
which retain their full force and can only be adjusted by agreement between the Allied Governments in the light of the
assistance which the Italian Government may be able to afford to the United Nations’ cause» .
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Nasce il Comitato di Liberazione Nazionale, CLN
Occorre ricordare che i fermenti di resistenza erano molto forti non solo tra i militari, ma anche tra i politici
di ogni orientamento: proprio il 9 settembre mentre Roma era difesa con le armi e con coraggio anche se
poi doveva essere abbandonata ai tedeschi, vi fu una iniziativa politica di primaria importanza, per il futuro
dell’Italia repubblicana post conflitto, da non dimenticare, anche se questo studio riguarda solamente la
resistenza dei militari.
I partiti antifascisti trovarono nelle difficoltà del momento, una unità politica e si riunirono, decidendo di
costituirsi in Comitato di Liberazione Nazionale - CLN. Alla seduta parteciparono Ivanoe Bonomi che ne
fu il presidente (PDL), Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola (PCI), Alcide De Gasperi (DC), Ugo La
Malfa e Sergio Fenoaltea (PdA), Pietro Nenni e Giuseppe Romita (PS) Ferruccio Ruini (DL), Alessandro
Casati (PLI). Furono poi costituiti i comitati regionali e i comitati provinciali: alcuni, in forma spontanea e
si riconoscevano nelle formulazioni delle mozioni del CLN; altri, organizzati dallo stesso comitato centrale
del CLN. I provinciali e i regionali avevano prevalentemente delle funzioni politiche.
106 Churchill, cit., Parte V, vol. I, p.128.
107 Ibidem p.206.
108 Ibidem, p.210-211.
109 DDI, Decima Serie, volume I, doc. n. 48, Brindisi 17 ottobre 1943, p.59.
110 Ibidem, doc. 20, Malta 29 settembre, Strumento di resa dell’Italia, testo dell’armistizio lungo, p. 18.
111 Ibidem, doc. n.51, p.62.
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