Page 81 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
settembre cadde anche la base
navale. Nel porto, i tedeschi
riuscirono a catturare o ad af-
fondare navi militari e rimor-
chiatori di uso locale. Il Ciclope
si autoaffondò.
I tedeschi occuparono la Ca-
pitaneria di Porto il mattino
del 12 settembre, con il perso-
nale della Marina che rimase
negli uffici. Lo stesso pome-
riggio, entrando di nuovo nel
comando della Capitaneria,
arrestarono due marinai e due
Guardie di Finanza, catturate
nella caserma posta di fronte
alla Capitaneria e li fucilarono
sulla strada, per vendicare, se-
condo quanto dissero, soldati
Il Capitano CC Antonio Penna, 4 giornate di Napoli. ACCDBSD - Roma tedeschi che erano stati uccisi
nel corso degli scontri in città.
Furono di interesse tedesco anche i cantieri di Castellammare di Stabia ma la resistenza armata di marinai e
di soldati addetti alla difesa costiera fu notevole.
Nel primo Bando del comando tedesco della città, emanato il 12 settembre mattina, vi era la dichiarazione
dell’esistenza dello stato d’assedio con coprifuoco dalle 20.00 della sera alle ore 06.00 del mattino. Al punto
5, vi era l’ordine tassativo di consegnare entro le 24 ore successive tutte le armi e munizioni di qualsiasi ge-
nere fossero, compresi i fucili da caccia e le granate a mano. La consegna delle armi e delle munizioni doveva
essere effettuata alle ronde militari germaniche in Piazza Plebiscito, Piazza Garibaldi, nella caserma di Cavalleria
Conte di Torino (a Bagnoli) e all’albergo Bellavista in Corso Vittorio Emanuele.
Molte armi non furono consegnate ma nascoste accuratamente. I vari comandanti di Stazione dei Carabinie-
ri, con l’aiuto di altri militari, ebbero l’ordine di nascondere e interrare bombe, mitragliatrici, fucili mitraglia-
tori e moschetti, cioè tutto l’armamentario possibile, in efficienza, da occultare con attenzione, consegnando
ai tedeschi quelli che erano ritenuti ‘vecchi catenacci’. Per ordine tedesco, si dovettero caricare sul camion le
armi lasciate dai disciolti i reparti dell’Esercito ma i Carabinieri, di scorta ai convogli, con rischio personale,
fecero in modo di far gettare in mare le armi requisite ritenute ancora efficienti, per poi ritirarle rapidamente,
nottetempo, durante il coprifuoco, con l’aiuto di marinai e di civili, e nasconderle per un previsto futuro di
ulteriore resistenza.
Marinai, carabinieri e soldati non furono gli unici caduti in scontri armati o fucilati. Era solo l’inizio. Infatti,
la violenza sui civili, oltre che sui militari, fu molto forte e la goccia che probabilmente fece traboccare il
vaso fu il decreto di leva in massa dei giovani, per il servizio obbligatorio del lavoro, al quale risposero po-
chissimi napoletani sui 30.000 che in teoria dovevano presentarsi. Stesso tipo di ordine dato da Kesserling
il 19 settembre, a Roma, quando impose la consegna di 6.000 civili per manovalanza pesante, respinto dal
generale Calvi e da Montezemolo. Fu il rastrellamento degli uomini e l’uccisione di alcuni marinai a segnare
l’inizio della rivolta, nel ricordo dei napoletani, con un’operazione simultanea. Il 26 settembre vi fu anche
l’ordine tedesco di “catturare con azione improvvisa, la manodopera specializzata” napoletana, a peggiorare una
situazione ormai esplosiva.
L’insurrezione di Napoli, ebbe inizio tra il 27 e il 28 settembre 1943, liberando il 30 settembre la città dall’oc-
cupazione tedesca, prima dell’arrivo degli angloamericani. Altre città a nord, negli anni successivi, riuscirono
a insorgere e a liberarsi del nemico tedesco, ben prima dell’arrivo degli Alleati .
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115 Per l’azione dei Carabinieri in particolare vedi la Relazione del generale Filippo Caruso nel trentennale della Liberazione, cit.
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