Page 82 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Furono quattro giornate di lotta importante e cruenta. Le armi uscirono da nascondigli e armarono la po-
           polazione. I Carabinieri della Legione partenopea, insieme a soldati e marinai, le distribuirono, istituirono i
           collegamenti telefonici e radio, con portaordini a piedi, in bicicletta, in motocicletta; combatterono; cerca-
           rono e catturarono i tedeschi nei vicoli e nelle case; istituirono e vigilarono i luoghi di concentramento dei
           prigionieri nazisti e dei collaborazionisti fascisti catturati.
           A Roma e altrove, i Comandi nazisti non mantennero la maggior parte delle condizioni pattuite, ben prima
           della dichiarazione di guerra fatta dall’Italia alla Germania il 13 ottobre 1943.
           La Resistenza, militare e civile, contro il nazifascismo era però già iniziata in modo aperto, dopo esser stata,
           per un certo periodo, presente sottotraccia ma non ancora operativa.

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           La situazione era drammatica, con la penisola praticamente divisa in due, tra occupanti nemici e ‘occupanti
           alleati liberatori’, così come si trovavano in due situazioni molto diverse le Forze Armate, soprattutto quella
           di terra: ricostruire a sud e …le Armate del Nord, sotto occupazione tedesca?
           La 4ª Armata fu colta dall’armistizio mentre era in trasferimento dal sud della Francia verso l’Italia, Difficol-
           tà logistiche, mancanza di collegamenti fra i vari reparti: l’Armata non esisteva più come Grande Unità. Vari,
           però, furono i reparti che resistettero con valore agli attacchi nazisti sul suolo francese e italiano. Tra i molti
           episodi di resistenza, uno dei più difficili fu, tra il 9 e il 10 settembre, la difesa di Gap (Provenza-Alpi-Costa
           Azzurra) da parte dei reparti dell’11º Reggimento della 5ª Divisione alpina Pusteria. In questo reggimento era
           integrata la 419ª sezione mobilitata dei Carabinieri.
           Alpini e Carabinieri reagirono all’attacco dei tedeschi al Comando del Reggimento e con decisione aggira-
           rono il dispositivo nemico. Rotto l’accerchiamento dei tedeschi, il Comando fu liberato. I tedeschi furono
           costretti a retrocedere e lasciarono sul terreno molti morti e feriti. Anche da parte italiana ci furono dei feriti.
           Altri scontri si ebbero vicino Grenoble e Chambéry. I militari italiani difesero con forza la stazione ferro-
           viaria di Nizza e il caposaldo del Fréjus tenuto da elementi dell’VIII settore della Guardia alla Frontiera.
           Gli scontri furono molti in tutta la Savoia e scendendo nel Piemonte e in Liguria. La resistenza militare era
           iniziata anche oltre confine e nelle regioni prossime ad esso. Nei mesi successivi molti dei militari presenti si
           aggregarono alla Resistenza francese o ai gruppi partigiani che si stavano formando numerosi in Piemonte
           e in Liguria. Anche a Tortona (Alessandria) Carabinieri e Avieri respinsero un attacco tedesco, così come in
           altre piccole cittadine della regione Piemonte .
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           La 5ª Armata era passata, proprio il giorno dell’annunzio dell’armistizio, alle dirette dipendenze dello Stato
           Maggiore dell’Esercito. Il suo compito era difendere Spezia e le coste del Tirreno e dell’Adriatico, escluse
           quelle laziali. Compito molto importante per una Armata che, però, aveva in quel momento 5 Divisioni di
           cui 2 costiere, operativamente non molto efficienti. In molti luoghi resistettero e in altri decisero di trattare
           con i Comandi tedeschi per evitare che la popolazione civile fosse pesantemente coinvolta in combattimenti
           e rappresaglie. Questi sono solo alcuni dei vari scontri a fuoco che i militari italiani dovettero sostenere in
           Toscana, sulla costiera del litorale tirrenico con un fronte di 80 km: vi furono violenti combattimenti a Li-
           vorno, a Piombino e all’isola d’Elba, di cui si dirà più avanti. Per non ricordare quel che accadde nella zona
           militare di Pescara e di Teramo, sempre nei primi giorni dall’annuncio dell’armistizio.
           Per quanto riguardava l’8ª Armata anche la sua zona di competenza operativa era molto vasta ma soprattutto
           nella sua giurisdizione territoriale erano affluite, e presenti in gran numero, forze tedesche, con una notevole
           sproporzione tra le Unità italiane e quelle tedesche. In molti momenti, di fronte alle aggressioni tedesche, i
           militari dell’Armata riuscirono a respingere e combattere anche in situazioni a volte disperate. Nella zona di
           Bolzano in particolare, vi furono attacchi violenti che si conclusero con il sopravvento delle forze tedesche:
           la città fu attaccata subito dopo la mezzanotte dall’8 al 9 settembre, insieme ad altri enti militari della città,
           quali la stazione ferroviaria e le centrali dei collegamenti. Un pesante attacco fu portato anche contro la sede
           del Comando del XXXV Corpo d’Armata, nella quale vi erano anche i Comandi di Artiglieria, del Genio,

           116   Per i dettagli relativi ai combattimenti sostenuti da questa e dalle altre Armate (5ª, 8ª e Difese Territoriali di Milano e Bologna
           e Comando Forze Armate Sardegna), v. L’Esercito italiano dall’armistizio la guerra di liberazione…, cit., p.34-46.

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