Page 80 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           Il 2 giugno Radio Londra  informò che oltre 100 fortezze volanti avevano effettuato un violento attacco su
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           Napoli e dintorni, provocando enormi danni e incendi; quel giorno una nave della Regia Marina in porto era
           stata affondata, un’altra era stata incendiata e una terza danneggiata, oltre ai danni considerevoli apportati
           alle officine ferroviarie. Molti velivoli dell’Asse erano stati distrutti o danneggiati al suolo. Gli stabilimenti
           furono resi inutilizzabili per lungo tempo. Nel bombardamento del 4 agosto, con ben 400 “fortezze volanti”
           fu distrutta anche la basilica di Santa Chiara, un vulnus nella storia dell’architettura italiana, estremamente
           importante così come lo saranno molti altri siti di questo tipo in tutta Europa, Germania compresa.
           Nel maggio 1943 il supremo comando tedesco per l’Italia meridionale aveva la sua sede all’Hotel Reale, già
           Hotel Pagliarelli, e nell’Hotel Londra, localizzati in piazza Municipio. Circa 500 tedeschi vi lavoravano e
           alcuni soggiornavano lì, includendo molti generali. L’Hotel Santa Lucia era stata requisito per gli ufficiali.
           Anche per la Germania, Napoli era una sede prioritaria strategica per tutto l’andamento del conflitto e per
           la loro presenza nell’Africa del Nord e nel Mediterraneo. In città non avevano grandi reparti, ma intorno a
           Napoli era dislocata la divisione corazzata tedesca della Luftwaffe Hermann Göring. In quel territorio della
           Campania era dislocata la 7ª Armata italiana e in particolare nella zona di Napoli operarono il contrasto
           antiaereo le unità costiere del XIX Corpo d’Armata.
           Le ostilità iniziarono pesantemente due giorni dopo l’annuncio ufficiale dell’armistizio. I Comandi tedeschi
           volevano assicurarsi il controllo della città, anche perché il 9 settembre mattina erano sbarcati a Salerno
           (Operazione Avalanche) gli angloamericani che volevano occupare Napoli, al più presto possibile, proprio
           per la posizione strategica di quel porto.
           Il Comando tedesco di Napoli era in stato d’allerta anche se le truppe naziste della 10. Armee (Armeeoberkom-
           mando 10 - AOK), erano riuscite a fermare l’avanzata degli angloamericani, riuscendoci per circa una decina
           di giorni.
           L’atmosfera era molto tesa in città. Il 10 settembre ci fu un primo scontro violento tra Carabinieri e truppe
           naziste che furono comunque costrette a ritirarsi con perdite (tre morti). L’attacco più importante fu portato
           contro la caserma Pastrengo, sede dei Comandi provinciali dell’Arma di Napoli (Gruppo Interno ed Esterno
           dell’Arma, Compagnia Interna e Suburbana, Tenenza Monteoliveto; Stazioni di San Lorenzo e San Giusep-
           pe). L’edificio era ben difeso e rinforzato da elementi provenienti da altre stazioni. Quando attaccarono, i te-
           deschi furono respinti dal fuoco proveniente dalla caserma. Dopo alcuni scontri, i nazisti dovettero ritirarsi
           ma altri combattimenti avvennero in molti punti della città, molto spesso di gratuita violenza, anche contro
           la popolazione o militari di passaggio.
           Quello che le truppe naziste volevano soprattutto occupare era il Palazzo dei Telefoni, in Via De Pretis,
           ben vigilato dai Carabinieri e da un nucleo del 40º Fanteria, che avevano ricevuto rinforzi, in quanto era da
           prevedersi un attacco a quella centrale telefonica ma, anche in questo caso, dopo un’ora di scontri a fuoco, i
           tedeschi furono costretti a ritirarsi. La situazione a Napoli ormai si è fatta sempre più tesa perché la reazione
           nemica, di fronte all’impossibilità di controllare e occupare infrastrutture strategiche, fu oltremodo rabbio-
           sa e pericolosa. Fu attaccata anche la caserma dell’Arma della Stazione Porto. I Carabinieri si difesero ma
           esaurirono le munizioni. Furono catturati e fucilati, in 14, il giorno dopo, in località “Madama Vincenza” nel
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           Comune di Fertilia nei pressi di Aversa, in provincia di Caserta .
           Gli scontri ovviamente avvennero anche nei confronti della base navale che fu attaccata alle 15.00 del 10
           settembre dai tedeschi, respinti con decisione dal personale della base insieme a quello del Gruppo som-
           mergibili e un plotone da sbarco del rimorchiatore Ciclope. L’attacco si spostò poi verso il Molo Foraneo che
           fu conquistato solo il mattino successivo, 11 settembre. Poche ore dopo la base navale fu di nuovo attaccata
           come Castel dell’Ovo, importante militarmente perché lì era situata la stazione radio. Nel pomeriggio dell’11



           113   V. Radio Londra, 1940-1945, inventario delle trasmissioni per l’Italia, a cura di Maura Piccialuti Caprioli, Ministero per i Beni Cultu-
           rali e Ambientali, Pubblicazioni degli Archivi di Stato LXXXIX, Roma, 1976 volume I, p.350 e ss.
           114   ACCDBSD, Fondo Caruso, 1270.1, Relazione del generale Filippo Caruso nel trentennale della Liberazione, Parte II, Dall’8 settembre
           1943 al 25 aprile 1945.
           V. I carabinieri nella resistenza…, cit., p.18-20. V. anche nel Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri, anno III, 2018, n.4, Simona
           Giarrusso, Napoli insorge, p. 26-37,
           https://www.carabinieri.it/docs/default-source/default-document-library/notiziario2018-4.pdf?sfvrsn=68cd5223_0.

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