Page 83 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO PRIMO
della Difesa Territoriale, con la centrale telefonica, le autorimesse e molto materiale logistico. Nonostante la
strenua difesa, anche di nuclei dell’Arma, su tre sezioni mobilitate (684ª, 194ª, e 193ª), ognuna di 50 uomini,
rinforzate da una compagnia di 200 elementi, i tedeschi, muniti di carri armati del tipo ‘Tigre’ e autocarri
blindati muniti di quattro pezzi da 37 e una unità di fanteria tedesca, dopo circa tre ore di combattimento,
alle quattro del mattino del 9 settembre si impadronirono del Palazzo Comando.
In quel settore di combattimenti molti militari furono presi prigionieri e inviati in Germania (v. infra). Altri
si sottrassero alla cattura, o andando a costituire in montagna gruppi di resistenza o cercando di passare le
linee a Cassino, per raggiungere a sud il governo di Brindisi.
Anche nell’ambito della difesa territoriale di Milano, si combatté a Brescia, a Cremona, a Luino; la difesa
territoriale di Bologna vide episodi di resistenza da parte della Fanteria carrista; scontri a Modena, a Sassuo-
lo, a Parma, a Reggio Emilia, a Piacenza dove in quei giorni fu impedita, in un primo tempo, l’occupazione
tedesca del centro urbano perché fanti del 66º Reggimento Fanteria e Carabinieri avevano preso posizione
sul ponte del Po . I tedeschi non riuscirono a entrare in città proprio per la reazione delle unità italiane,
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ma poi vi furono intensi attacchi aerei fino all’alba del 10 settembre quando la città dovette cedere a causa
della forte pressione dei nazisti. Questo accade anche in molti altri luoghi così come per quanto riguarda
il Comando della Difesa Territoriale di Bologna vi furono episodi di resistenza fino al limite del possibile
o fino all’esaurimento delle munizioni, quando si trovarono costretti a stringere, sempre in una ottica di
risparmiare ai civili ulteriori disastri, accordi con i tedeschi, per evitare lotte sanguinose all’interno delle città
che furono, comunque, occupate dalle truppe naziste.
Violenti scontri si ebbero a Bussolengo (Verona) il 9 settembre con un reparto di SS che aveva circondato
la stazione dell’Arma e aveva intimato di consegnare sede e armi. Di fronte al rifiuto degli italiani nacque
uno scontro molto acceso da ambo le parti; il conflitto si protrasse a lungo ma intervenne a favore dei Ca-
rabinieri anche un drappello del vicino distaccamento di Fanteria che costrinse i tedeschi a ritirarsi. Tregua
di breve durata perché, poco dopo, con un carro armato, le SS sfondarono l’ingresso della caserma che fu
conquistata. Tutti i militari presenti erano stati dichiarati prigionieri ma durante la notte riuscirono ad allon-
tanarsi, raggiungendo la campagna e andando quasi tutti a unirsi alle formazioni partigiane che si stavano
costituendo in zona, formazioni miste di civili e militari.
Un esempio storico interessante riguarda la regione delle Marche, la cui liberazione totale avvenne solamen-
te tra l’estate e l’autunno 1944, quando le truppe angloamericane sferrarono un’offensiva contro la Linea
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Gotica che correva tra l’Adriatico (Pesaro) e il Tirreno (Massa Carrara) . Tra il settembre 1943 e lo stesso
mese 1944, questa regione ebbe enormi danni materiali, contabilizzati allora in circa 60 miliardi di lire, con
180 bombardamenti tra il 16 ottobre 1943 e il 17 luglio 1944 che causarono la morte di 1.182 persone; resero
il sistema economico produttivo locale inesistente; distrussero la rete delle comunicazioni e dei trasporti;
distrussero città e cittadine e azzerarono quasi completamente la zootecnia presente .
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Nella regione adriatica, però, su quel litorale già all’indomani dell’8 settembre vi fu resistenza attiva, militare
e civile, decisamente importante. Tra l’altro era stata costituita, subito dopo il 25 luglio, una ‘Concentrazio-
ne’ antifascista con tutte le forze politiche che professavano opposizione al governo militare di Badoglio;
questo comitato locale aderì al CLN, diventandone una espressione locale, già dal 9 settembre, con respon-
sabilità e ruolo regionale, con la presenza del PCI, Psiup, PdA, DC, a cui si aggiunsero i liberali e un gruppo
di ufficiali delle varie Armi, presenti.
Fu ad Ascoli Piceno intorno al 12 settembre 1943 che si ebbe una delle prime manifestazioni di resistenza
in quel settore, anche perché, proprio in quella zona, era stata notata una forte presenza di tedeschi, che si
rivelò essere lì non per disarmare e catturare le truppe italiane ma per l’azione di liberazione di Mussolini,
prigioniero a Campo Imperatore sul Gran Sasso.
117 V. Carla Antonini, Le resistenze dei Carabinieri di Piacenza, in ‘I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazio-
ne.1943-1945’, in Rivista dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Provincia di Cuneo “D. L. Bian-
co”, Atti del convegno di Saluzzo 2014, n. 87, giugno 2015, pagina 67-87.
118 Ruggero Giacomini, Storia della Resistenza nelle Marche (1943-1944), Istituto Storia Marche, edizione riveduta e ampliata, 2020,
con prefazione di Franco Amatori.
119 V. Luca Gorgolini, Emozioni di guerra. Le Marche di fronte ai grandi conflitti del 900, Roma, Carocci, 2008, p.168 e ss.
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