Page 88 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 88

“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           e nell’Egeo, le Forze Armate italiane perdettero quasi 40.000 uomini dopo l’armistizio dell’8 settembre, senza contare coloro
                                          132
           che morirono nei campi di deportazione .
           Poche righe, molto stringate senza commenti, ma fanno comprendere come, nel ricordare quanto accadde,
           Churchill era rimasto colpito da quel che le truppe italiane avevano patito sul territorio balcanico, probabil-
           mente venendo a conoscenza dei molti atti di valore e dignità umana che ufficiali e soldati di quelle unità
           dimostrarono di fronte ai nazisti.
           La situazione in quella zona, infatti, risultò molto complicata, più che sul territorio nazionale. Già durante la
           guerra si era manifestata, nonostante “l’alleanza”, la scarsa ‘amicizia’ tra Italia e Germania, se non proprio
           un vero contrasto su quel territorio. È infatti una nota ricorrente che si trova in molte delle relazioni del ge-
           nerale dei Carabinieri Giuseppe Pièche (v. infra) che ebbe a scrivere, occorre riconoscere, con grande onestà;
           relazioni molto dure e critiche sulla situazione in Croazia, Dalmazia, Serbia, e anche su Ungheria, Bulgaria,
           Grecia e Romania e soprattutto sull’operato di Ante Pavelich e degli ustascia riguardo alle stragi croate e
           serbe di ebrei nella Croazia, quando, almeno ufficialmente, era ancora valida e forte l’alleanza con il Terzo
           Reich. Riguardo alla Croazia, egli scrive in una sua relazione nel settembre 1942:
                       …i rappresentanti tedeschi in Croazia, e si crede non per iniziativa personale, fanno di tutto per avvelenare i rapporti
                       italo-croati… la loro penetrazione è facilitata dalla loro formidabile perfetta organizzazione… la Gestapo è presente
                       dappertutto… La nostra azione non è stata né è, purtroppo, adeguata a fronteggiare e contenere la montante marea
                       dell’invadenza tedesca… 133



           Jugoslavia 134


           La seconda guerra mondiale in Jugoslavia ha avuto caratteristiche molto particolari perché l’unità dello stato
           jugoslavo fu deliberatamente minata, per soddisfare le competizioni dei due poteri dell’Asse, interessati al
           predominio su alcune parti di esso. I separatisti furono incoraggiati e ogni possibile tensione fra le varie
           componenti della popolazione fu incoraggiata, per fare in modo che quel territorio rimanesse permanen-
           temente diviso. In queste condizioni fu organizzata una resistenza contro gli occupanti, tedeschi e italiani.
           L’uscita dell’Italia dal conflitto mutò profondamente i già alterati equilibri locali e a questo si aggiunse l’in-
           teresse degli angloamericani a liberare il territorio dal nazismo e dalle sue truppe, impiegando possibilmente
           poche o nulle forze angloamericane in combattimento nella regione.
           La complessa situazione militare italiana in Jugoslavia, al momento dell’armistizio, era la seguente, come sopra
           peraltro già indicato: direttamente dipendenti dallo Stato Maggiore del Regio Esercito in Slovenia, Croazia e
           Dalmazia, la 2ª Armata con XI Corpo d’Armata con le Divisioni di Fanteria Cacciatori delle Alpi, Isonzo, Lombar-
           dia e un Raggruppamento della Milizia; il V Corpo d’Armata con le Divisioni di Fanteria Macerata e Murge, e il
           V Raggruppamento Guardie di Frontiera e la XIV Brigata Costiera; il XVIII Corpo d’Armata con le Divisioni
           di Fanteria Bergamo e Zara, la XVI Brigata Costiera, e il 4º Reggimento bersaglieri; in riserva la Divisione Celere.
           Dipendenti invece dal Comando Supremo: in Erzegovina, il VI Corpo d’Armata (Divisioni di Fanteria Mar-
           che, Messina, XXVII Divisione Costiera); in Montenegro XIV Corpo d’Armata (Divisioni di Fanteria Emilia,
           Ferrara, Venezia, e Divisione Alpina Taurinense) .
                                                      135
           Alcune Divisioni riuscirono a combattere e a contrastare i tedeschi per molti giorni, opponendo una valo-
           rosa resistenza, prima di arrendersi. Altri reparti si affiancarono ai partigiani jugoslavi nella lotta contro i
           tedeschi. Molti uomini caddero prigionieri e furono internati in Germania.



           132   Churchill, cit., Parte V, vol. I, p.206.
           133   NARA, RG 242, microfilm T 821, n. 347. Questa serie si riferisce ai documenti nazisti requisiti dagli alleati a Berlino, tra i quali
           furono trovati documenti degli archivi italiani sottratti a Roma dai tedeschi dopo l’8 settembre e anche questa relazione di Piéche.
           134   Per la complessa situazione che si ebbe nella Jugoslavia, non è possibile in questo studio ricordare le operazioni di tutti i com-
           battimenti che vi si svolsero. Per i dettagli, saranno citati testi di approfondimento.
           135   Per i combattimenti e la resistenza v. L’Esercito italiano dall’Armistizio la guerra di liberazione… cit., p.51-72 e Filippo Stefani, cit.,
           p. 150-151.

              84
   83   84   85   86   87   88   89   90   91   92   93