Page 93 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 93

CAPITOLO PRIMO



           Albania


           L’Albania era stata acquisita all’Italia nell’aprile 1939 ed era stata una facile occupazione militare, perché re
           Zogu era fuggito e Vittorio Emanuele III accettò la corona che gli era stata offerta, con l’organizzazione del
           regno d’Albania ma distinta da quella del regno d’Italia.
           All’interno dell’Albania, sin dall’estate 1941, si formarono nelle zone interne delle bande sovversive di
           orientamento comunista, tanto che fu fondato, clandestinamente, a Tirana, nel novembre 1941, un partito
           così orientato. In quello stesso periodo si formavano nuclei armati, richiamandosi a idee nazionaliste e di-
           chiarando di volersi battere per i diritti di un popolo albanese indipendente con libertà individuali, riuscendo
           a organizzare attentati e sabotaggi. Varie furono le vicende interne, ad esempio, con l’annessione all’Albania
           del Kosovo e della metodologia applicata nei confronti del crollo della Jugoslavia negli anni precedenti. Sia
           nel 1942, sia nell’estate 1943 vi furono numerosi episodi di guerriglia da parte dei comunisti, perché erano
           stati riconosciuti ufficialmente dal Komintern e avevano un collegamento con Josip Broz - Tito, allo scopo
           di organizzare unità partigiane. Il 10 luglio 1943 era stato formalmente costituito l’Esercito di Liberazione
           della Nazione Albanese e la caduta di Mussolini rappresentò praticamente lo scioglimento di quelle che
           erano state fino allora le strutture di comando militare del cosiddetto Regno d’Albania, che aveva una pro-
           pria solida base anche nel locale Esercito e nella Milizia, sempre locale. In quei momenti l’Esercito italiano
           decise di assumere direttamente il controllo dell’ordine pubblico anche perché si stavano paurosamente
           estendendo le zone ribelli. Poco si poté ottenere con la repressione militare e con duri rastrellamenti che
           peggioravano in realtà la situazione di ostilità, già molto diffusa contro l’Italia.
           In Albania, al momento dell’armistizio, era schierata la 9ª Armata con il XXV Corpo d’Armata e le Divisioni
           di Fanteria Arezzo e Firenze, il IV Corpo d’Armata con le Divisioni di Fanteria Brennero, Parma, Perugia e, in
           riserva, la Divisione di Fanteria Puglia; vi erano anche reparti della Marina, dell’Aeronautica e dei Carabinieri
           Reali nonché della Polizia italiana.
           La situazione si presentò, dunque, molto difficile ma si ebbero molti episodi di valore e di resistenza ai te-
                 143
           deschi . A Tirana aveva sede il Comando Gruppo Armate Est (GAE) con a capo il generale Ezio Rosi che
           comandava il maggiore raggruppamento delle Forze Armate italiane, forte in loco di 700.000 uomini. Dopo
           la caduta di Mussolini, al suo comando era stata sottratta la 11ª Armata mandata in Grecia.
           Nella memoria 44/OP erano state date delle disposizioni chiare, considerata la particolare situazione dei milita-
           ri italiani in quella zona balcanica. In particolare come ricorda lo stesso Churchill, durante le trattative per l’ar-
           mistizio, fu previsto che tutte le truppe italiane dovessero essere spostate verso la costa dell’Adriatico allo scopo
           di imbarcarle verso l’Italia, garantendo il possesso dei porti principali, in particolare di Cattaro e Durazzo.
           Bisogna premettere che i tedeschi fino al 25 luglio non erano stati presenti in Albania, salvo un ufficiale di
           collegamento, ma, dopo quella data, erano riusciti a entrare in quel settore, chiedendo agli italiani, che non si
           opposero, di far entrare piccoli gruppi destinati alla sorveglianza dei porti e degli aeroporti: questo accadde
           nella notte fra l’8 e il 9 settembre, esattamente in attuazione del piano che era stato previsto da Hitler, anche
           per queste zone, probabilmente ancor prima della caduta del Fascismo il 25 luglio. Tra l’8 e il 9 settembre pe-
           netrarono in Albania la 181ª Divisione Corazzata (a Scutari) e il 42º Reggimento Motorizzato che andarono
           verso sud, la 110ª Divisione di Fanteria che occupò tutti i presidi attorno a Tirana, e la Divisione Brandeburgo
           che andò verso Coritza.
           Subito dopo l’annuncio dell’armistizio un ufficiale della Wehrmacht, residente a Tirana, fu inviato a fare il
           primo passo, come previsto dai tedeschi: chiese con fermezza al generale Rosi l’autorizzazione al passaggio
           di quelle truppe, per andare a presidiare i porti di Durazzo, Valona e Cattaro e impedire un previsto sbarco
           degli angloamericani, che si sapeva essere prossimo, considerato che l’aviazione tedesca aveva avvistato nel
           Mar Ionio un convoglio navale destinato, si dedusse, ai porti albanesi; deduzione errata o volutamente er-
           rata, mentre quel convoglio aveva come obiettivo di sbarco il porto di Taranto. Come molto spesso fecero
           i tedeschi, per spostare rapidamente le loro truppe senza problemi, chiedevano ai militari italiani, ad ogni
           passo, l’autorizzazione a quello che chiamavano ‘passaggio’ ma era spesso la tattica per aggirare uno schiera-
           mento italiano, tentando di avanzare e acquistare delle posizioni di vantaggio che sarebbero venute utili nel


           143   L’Esercito italiano dall’armistizio la guerra di liberazione… cit., p.73-78.

                                                                                                        89
   88   89   90   91   92   93   94   95   96   97   98