Page 74 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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“8 settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari Italiani: un lungo percorso sino alla vittoria finale”



           La sensazione avuta a Brindisi era corretta: Roma stava per arrendersi. La Monarchia era salva, almeno per
           il momento, e il governo di Badoglio manteneva la legittimità dello Stato italiano.
           Da Brindisi l’11 settembre 1943 Badoglio assicurava Roosevelt e Churchill che le Forze Armate italiane
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           avrebbero fatto tutto quello che sarebbe stato possibile per opporsi alle forze tedesche . Infatti, già lo sta-
           vano facendo ovunque, soprattutto a Roma, nei Balcani e nelle isole dell’Egeo, resistendo a costo di enormi
           difficoltà e con molte perdite umane.
           Dal punto di vista delle relazioni internazionali, Badoglio indicava ai rappresentanti diplomatici italiani nei
           paesi neutrali, il 16 settembre, che avrebbero ricevuto ordini solo da lui e che tutte le comunicazioni del
           Governo da lui presieduto, e a quel Governo inviate, avrebbero dovuto essere fatte tramite gli organi locali
           dell’Intelligence Service britannico, con i quali doveva essere attuata la più ampia collaborazione. Terminava
           questo telegramma la frase: Informo per norma che Capo SIM Generale Carboni in Roma non, dico non ha alcuna facol-
           tà di dare ordini  102 . Infatti una settimana prima Roma aveva chiesto la resa e il Carboni, come gli altri rimasti
           in zona, erano sotto occupazione tedesca.
           Il 10 febbraio 1944 il Governo si trasferirà a Salerno e il 15 luglio tornerà a Roma. E la storia prenderà un
           nuovo corso.



           Roma Città Aperta (CAR)

           Alle 18.30 e alle 19.00 del 10 settembre l’Ente italiano per le audizioni radiofoniche (EIAR, a Roma in Via
           Montello), comunicava che era stato raggiunto un accordo con i tedeschi: di nuovo Roma veniva dichiarata
           ‘città aperta’, questa volta con il loro accordo, ma restò una ennesima ‘finzione’. Il Comando della capitale
           veniva assunto dal generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo e sul territorio restava la Divisione Piave, solo in
           parte disarmata, come presidio militare. La sicurezza pubblica della città veniva affidata alle forze di polizia,
           cioè alla Questura, ai Carabinieri, ai vigili metropolitani, alla Guardia di Finanza e alla PAI, che, come ricor-
           dato, aveva peraltro contribuito alla difesa di Roma, insieme ai Carabinieri, in aiuto ai Granatieri di Sardegna.
           Fu un ultimatum del generale Albert Kesselring, recapitato a Calvi, per far cessare le ostilità nella città, nel
           quale veniva chiesta in realtà una capitolazione, altrimenti, si indicava, alle ore 16.00 di quel 10 settembre sa-
           rebbe stato dato ordine di far saltare gli acquedotti che servivano Roma e impartito istruzioni per far avviare
           un bombardamento pesante sulla città. Vi erano anche altre condizioni, quali quelle che le divisioni italiane,
           stanziate intorno a Roma, avrebbero dovuto essere disarmate e sciolte, mettendo in libertà i militari, ufficiali
           e soldati. Nel memorandum era anche stabilito che le truppe tedesche sarebbero rimaste ‘fuori le mura’
           (inteso in senso ampio) della ‘città aperta’, eccetto un contingente che si sarebbe ritirato nell’ambasciata
           tedesca, dove avrebbe avuto sede il comando tedesco della capitale. Secondo l’ultimatum, era indicato che i
           tedeschi avrebbero occupato le stazioni della EIAR e la centrale telefonica. In realtà in seguito occuparono
           anche le centrali elettriche; i depositi del gas e relativi uffici; le stazioni radio; i telegrafi, i ministeri: si impa-
           dronirono di tutto quello che poteva far funzionare una città, dal punto di vista militare e civile. In seguito,
           solo al momento della firma, inserirono una clausola che consentiva ai tedeschi di avere anche un comando
           in città, oltre a quello operativo militare, a Frascati.
           Calvi, insieme al colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (da lui poi nominato capo dell’Uffi-
           cio affari civili del costituendo Comando di Roma Città Aperta), accettò l’ultimatum che fu firmato dal te-
           nente colonnello Giaccone, Capo di Stato Maggiore della Centauro, alle ore 18.00, al Ministero della Guerra;
           da parte tedesca, il generale Westphal. Il giorno 11 settembre fu diramata la prima Ordinanza del Comando
           della Città Aperta di Roma (CAR) nella quale si disponeva che le truppe del presidio di Roma e le forze di
           polizia, rimaste a sua disposizione per organizzare dal punto di vista militare la città, avrebbero costituito dei
           posti di blocco in corrispondenza della linea che delimitava la Città Aperta. Era dato ordine ai militari di qua-


           101   I documenti relativi a questa parte, essenzialmente diplomatica, possono essere agevolmente consultati nei Documenti Diplo-
           matici Italiani (DDI), Decima Serie, volume I, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca Dello Stato, 1992, e contiene i documenti dal 9
           settembre 1943 all’11 dicembre 1944; v. in particolare doc. n.5, p.5.
           102   Ibidem, doc. n.9, p.7-8.

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